Santoro e il servizio pubblico.

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Emozionato ed un po spaesato come un pesce fuor d’acqua, come se ancora non avesse preso le misure dello studio.

Troppo grande, faraonico quasi onnipotente, uno stadio più che una piazza più che uno studio, poco illuminato, distanze siderali tra lui il pubblico e gli ospiti che risultano scollati dalle domande che gli vengono poste, sembra come se stessero in un altro studio, da un altra parte, tutto questo non fa bene al dibattito perchè è per quello che io guardo Santoro, perchè non lo guardo per la bellezza o meno dello studio che è dispersivo e fa perdere il senso del contraddittorio, deconcentra e distrae.

Queste le mie considerazioni che non sono solo estetiche badate bene sono parte integrante per la riuscita di una trasmissione fatta sopratutto di parole, perchè li non ci sono ne cantanti ne vallette ne altro, ed è per questo che a mio personale avviso non serviva uno studio tanto pachidermico da vedere il pubblico a mò di puntini allo stadio, non se ne sente ne il calore ne il coinvolgimento, peccato.

Santoro l’ho trovato sottotono e un po’ dimesso ma ammetto che l’emozione possa giocare strani scherzi, forse perchè non c’era nessuno con cui prendersela, forse perchè era un tema basato su numeri incontrovertibili, o forse più semplicemente perchè non era presente nessuno della casta.

Forza Santoro, a giovedì prossimo.