10 dischi di musica elettronica anni 90

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La musica prodotta o eseguita con e per strumenti tecnologici ha una storia ormai lunghissima e la consapevolezza che il paradigma tra progresso e arte diverrà centrale nella cultura occidentale guida le scelte già delle avanguardie storiche, in primis il Futurismo, già ad inizio 900. La pervasività dell’elettricità e dei suoi apparati nella quotidianità caratterizzerà tutta la storia del secolo breve ed anche la nostra epoca. Quindi siamo costretti a delimitare la nostra selezione discografica ad un periodo preciso, ovvero a quando, a partire dalla seconda metà degli anni 80, gli strumenti elettronici, già ampliamente presenti sia nella popular music (rock progressive, krautrock, ambient, synth-pop, disco-music) che nella musica “colta”, divengono protagonisti di una nuova stagione di rinnovamento dei linguaggi musicali grazie all’underground che nasce nei sobborghi di Chicago e in particolare di Detroit diffondendosi poi in tutto il mondo. Lungi da essere una classifica, è meramente una selezione di dischi che ci permettiamo di segnalarvi come essenziali, anche se inevitabilmente, nel grande mare smisurato della popular music tecnologica e delle sue ormai innumerevoli declinazioni i dischi di grande interesse sono altrettanto numerosi.

1. Autechre “Incunabula” (Warp) 1993

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E’ l’album di esordio di Autechre, il duo britannico che, attraverso la scomposizione timbrico metrica dei suoni ritmici, prenderà un percorso sempre più radicale. Ad inizio anni 90, insieme ad Aphex Twin, si presentano come l’area sperimentale della dance capace di esplorare le più recondite sfumature del rumore. Melodie minimali, suoni analogici scuri, movimenti ritmici irregolari sono il biglietto da visita di Autechre, che partendo dai riferimenti condivisi del krautrock danno vita ad un nuovo percorso innovativo.

2. Aphex Twin “Selected Ambient Works vol.2” (Warp) 1994

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Al culmine della sua scalata irrefrenabile nella prima metà degli anni 90, Richard D.James produce uno dei suoi capolavori, album difficile e criptico forse l’opera assoluta della nuova ambient music degli anni 90 che finisce all’11 posto nelle classifiche britanniche. Disco rigoroso, sperimentale, cupo, impenetrabile nel quale Richard D. James delimita le nuove prospettive dell’ambient post-Eno.

3. Squarepusher “Feed Me Weird Things “(Rephlex) 1996

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Il primo album di Squarepusher, quello che spiazza e rovescia le carte in tavola. Già Richard D. James aveva raccolto la sfida dei drill e delle raffiche ritmiche incontrollate verso le quali il drum’n bass sembrava poter arrivare, ma Tom Jenkinson, grande motore di quell’idea, si presenta con una convergenza fra nuovi suoni e jazzrock, con il suo basso elettrico maneggiato con maestria, in linee impossibili che rincorrono le bassline elettroniche.

https://youtu.be/5CZhfG7tRQo

4. The Orb “The Orb’s Adventures Beyond The Ultraworld” (Island) 1991

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Grande confluenza di elementi multisensoriali nel suono degli Orb, il progetto che ruota attorno ad Alex Patterson con la collaborazione di Steve Hillage (ex componente dei magici Gong), Martin Glover, Thomas Fehlmann, e dei fonici Andy Falconer e Kris “Trash” Weston.
L’idea centrale degli Orb è quella di una ambient-house proposta come flusso sonoro ininterrotto di suoni, voci, rumori, elementi di varia natura che danno vita a brani molto dilatati e psichedelici sui quali emergono continue citazioni dei Pink Floyd, con il cui chitarrista, David Gilmour, gli Orb faranno, anni dopo “Metallic Spheres”

https://youtu.be/7MrmkwP7d_s

5. Jeff Mills “Waveform Transmission – Volume 1” (Tresor) 1992

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Il grande martello di Detroit, il re dei dj techno , portatore del ritmo incessante della cassa dritta, leader riconosciuto di un suono che ha attraversato frontiere e culture. Tra i fondatori di Underground Resistance insieme a Mad Mike Banks ha intrapreso una carriera di autore e produttore che lo mantiene tutt’oggi fra i riferimenti della musica Techno. L’album di esordio che contiene alcuni dei suoi classici.

https://youtu.be/qXaKJ8Cqelg

6. Underground Resistance “Submerge: Depth Charge 1-2-3-4”(1995-6)

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una retrospettiva esauriente, articolata in quattro volumi, dei grandi singoli prodotti a Detroit nella fase esplosiva del movimento electro techno da parte della crew emblematica di questa area geo-culturale, ovvero Underground Resistance. Assolutamente da avere, si tratta delle basi.

 

 

 

7. Boards of Canada “Geogaddi” (Warp)2002

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Il duo scozzese, pur in circolazione dalla fine degli anni 80, emerge dal tessuto underground con la pubblicazione del primo lavoro per la Warp nel 1998. Il caratteristico suono dei Boards of Canada è una sintesi originale di groove idm e tappeti avvolgenti a tratti psichedelici con l’insert di voci provenienti dalla documentaristica degli anni 70. “Geogaddi” è forse il momento più alto della loro produzione un esempio di originalità sia per la scrittura melodica che per la scelta e dei timbri e dei suoni.

8. DJ Shadow “Endtroducing” (Mo’ Wax)1996

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Questo primo album di Josh Davis è stato il primo grande esempio di totale destrutturazione e ricontestualizza zione di materiale pre-esistente all’interno di un progetto che attraversa innumerevoli stili. Uscito per la mitica Mo’ Wax in piena esplosione del trip-hop e del big beat l’album di Dj Shadow mostra chiaramente le immense possibilità espressive date dal campionatore. Il Djing si impone definitivamente anche fuori dagli argini dell’hip-hop come arte creativa capace di determinare nuovi eventi compositivi.

9. Lory D “Antysystem” (RCA) 1993

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Uno dei monumenti della techno sperimentale europea. Direttamente da Roma, la piazza nella quale tutto è iniziato nel nostro paese, arriva nel 199 l’album che Lorenzo D’Angelo realizza dopo una serie di singoli dirompenti, che anche nel sound danno identità al “Suono di Roma” di quegli anni. I protagonisti sono anche altri, ma sicuramente lui è fra quelli più emblematici.

10. Future Sound Of London “Lifeforms” (Virgin) 1994

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Grande affresco psichedelico che attraversa atmosfere e generi diversi quello che i FSOL, ovvero Garry Cobain e Brian Dougans, realizzarono per questo lavoro ormai storico. “Lifeforms” è un vero album concept che propone brani senza soluzione di continuità nella buona tradizione del rock degli anni 70 a cui spesso il duo ha fatto riferimento anche successivamente con i suoi progetti paralleli. Un disco onirico, suggestivo, non assimilabile ad un solo genere di elettronica, un piccolo capolavoro perduto.

“Amptek” Alex Marenga