Sigh – Goh-Ka recensione, dal Giappone nuovo album

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Sigh – Goh-Ka recensione, dal Giappone il nuovo album

I Sigh rappresentano una delle parabole più singolari ed evolutive nate negli anni 90. Dalle radici black metal degli esordi sulla label norvegese Deathlike Silence Productions di Euronymous, leader degli storici Mayhem (scomparso nel 1993), fino all’approdo verso stilemi d’avanguardia, la formazione guidata da Mirai Kawashima ha progressivamente smantellato i confini di genere. Con “Goh-Ka“, l’ensemble di Tokyo firma un manifesto che rappresenta una sorta di sintesi concettuale, e che consolida decenni di ricerca sonora. Dal punto di vista evolutivo, i Sigh mi ricordano un pò la metamorfosi artistica degli Ulver, sebbene questi ultimi abbiamo subito una conversione dal punto di vista dello stile, davvero unica e radicale.

Il percorso dei Sigh è davvero rocambolesco. Partiti dal proto-black metal grezzo di Scorn Defeat (1993), permeato da un’oscurità devota a Celtic Frost e Venom, questi ultimi omaggiati da “To Hell and Back: Sigh’s Tribute to Venom” che risale al 1995, hanno progressivamente smantellato i confini di genere.

Sigh - Goh-Ka recensione

La fase centrale della carriera ha visto l’introduzione della “psichedelia”, mentre gli elementi sinfonici e la bizzarra teatralità, hanno permesso alla band di raggiungere la maturità espressiva con Shiki (2022), che sarà la via che permetterà alla band di arrivare a “Goh-Ka”, album che si palesa con una sintesi rigorosa e ad oggi disco definitivo, un lavoro completo e sicuramente il più raffinato della band di Tokyo. Nel disco coesistono diverse anime abilmente manipolate ed unite attraverso un percorso creativo che riassume 30 anni di sintesi artistica, laddove il metal estremo si fonde con la tradizione folk giapponese, il prog rock anni ’70 e l’improvvisazione ridefiniscono i confini di un genere.

Se proprio vogliamo ricercare alcune influenze e riferimenti, pensiamo a Frank Zappa per la totale spregiudicatezza negli arrangiamenti; King Crimson e Magma per il rigore metrico e l’uso dei tempi dispari; gli arrangiamenti sinfonici di Ennio Morricone per la drammaticità dei fiati e degli archi, e persino le dissonanze del jazz d’avanguardia. Il contrasto tra le chitarre distorte e l’inserimento di strumenti tradizionali giapponesi (come shakuhachi e taiko) creano una variabile sonora dissonante ma ben bilanciata. L’uso di tastiere d’epoca — Mellotron e organo Hammond — aggiungono un calore analogico che smussa inequivocabilmente la “freddezza” del digitale.

Sigh – Goh-Ka si articola in quasi un’ora di musica suddivisa in suite e movimenti legati, come la trilogia iniziale Kuso-shi 1, 2, and 3. La scrittura di Kawashima rinuncia alla canonica forma canzone in favore di uno sviluppo organico e dadaista. Come già detto, i Sigh arrivano a questo album attraverso un percorso a dir poco assurdo, ma ancor più inverosimile è la percezione che questa band, nonostante quattordici album, sia ancora così formativa e piena di sorprese. L’album alterna progressioni armoniche d’ispirazione Crimsoniane e stacchi improvvisi gestiti dal batterista Mike Heller (Fear Factory, Malignancy ed altri).

La traccia Anzenshokon evidenzia una costruzione basata su arpeggi gotici e un’atmosfera rallentata vicina al doom metal, richiamando certe soluzioni spaziali di Planet Caravan dei Black Sabbath. Al contrario, la quasi medievale Unputenpu — impreziosita da un assolo di chitarra di Mikael Akerfeldt degli Opeth — mostra una transizione fluida tra riff serrati, aperture folk e sincronismi ritmici decisamente arditi.

Dal punto di vista della registrazione, l’album risalta per la scelta di mantenere un’ampia escursione fra i volumi, evitando la compressione esasperata tipica delle produzioni moderne. Il mixaggio garantisce intellegibilità ad ogni singolo livello: la sezione ritmica possiede un’impronta organica, quasi jazzistica nell’articolazione dei piatti, permettendo al basso di ritagliarsi uno spazio autonomo e ben definito.

Sigh - Goh-Ka recensione

L’impostazione della voce vede la contrapposizione tra lo scream acido di Kawashima e le declamazioni di Dr. Mikannibal. L’uso della lingua giapponese conferisce una metrica dura, quasi rituale, trasformando la voce in un vero e proprio strumento percussivo e timbrico.

Il concept lirico di Goh-Ka affonda le radici nella filosofia buddhista, focalizzandosi sul Kusōzu (le nove fasi di decomposizione del corpo umano raffigurate nell’arte tradizionale) e sui relativi poemi Kusoshi.

Sigh – Goh-Ka si conferma un’opera impervia, e a parer mio definitiva, pensata per chi ha davvero voglia di attraversare il Fiume Sanzu.

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Ascolta il disco dei Sigh – Goh-Ka in alta qualità Hi-Res 24-Bit 48 kHz – Stereo

Sigh – Goh-Ka video

Goh-Ka – Discografia essenziale:

  1. Desolation 1990 – (demo)
  2. Requiem for Fools – 1992
  3. Scorn Defeat – 1993
  4. Infidel Art – 1995
  5. Scenario IV: Dread Dreams – 1999
  6. Evilized Japan 2004 (Split)
  7. Gallows Gallery – 2005
  8. In Somniphobia – 2012
  9. Heir to Despair – 2028
  10. Shiki – 2022
  11. I Saw the World’s End – Hangman’s Hymn MMXXV – 2025
  12. Sigh – Goh-Ka – 2026

Sigh - Goh-Ka recensione

Sigh – Goh-Ka Line Up:

  • Mirai Kawashima
  • Dr Mikannibal
  • Nozomu Wakai
  • Frédéric Leclercq (Kreator) al basso
  • Mike Heller
  • Mikael Akerfeldt degli Opeth