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Hannah Frances – Nested In Tangles
Questo è uno di quei dischi che, o lo ami alla follia, oppure lo detesti.
C’è un nome che sta facendo il giro tra chi ama quei mondi sonori che non temono la sperimentazione e la follia stilistica: Hannah Frances. Con il suo nuovo disco, Nested In Tangles, ha approfondito la ricerca di uno stile essenziale e ardito allo stesso tempo, regalandoci un’opera che si insinua in quel territorio affascinante in cui avant-folk, progressive rock e sperimentale si fondono in un viaggio visionario e sorprendente.
Se siete cresciuti tra i tempi dispari dei King Crimson, l’intimità del folk revival britannico e l’indie rock più strutturato, il disco di Hannah Frances – Nested In Tangles è l’album che dovreste mettere in cima alla vostra lista.
Nested In Tangles è un percorso dai toni quasi utopistici alla ricerca dei ricordi e delle emozioni perse nella memoria. Questa complessità tematica si riflette fedelmente nelle scelte compositive di Hannah Frances.
Tecnicamente parlando, ciò che colpisce immediatamente è il suo stile chitarristico.
La giovane artista di Chicago usa il fingerpicking poliritmico con una perizia quasi math-rock, creando basi ritmiche percussive e irregolari che sembrano “far inciampare” l’ascoltatore, per poi risolvere la tensione con grazia. Le sue accordature aperte (una tecnica che ricorda molto i maestri del folk acustico) le permettono di tessere armonie ricche e risonanti, lontane dalla linearità del folk più tradizionale.
La vera grandezza di questo lavoro sta negli arrangiamenti orchestrali ampi e funzionali alla musica visionaria e spesso dadaista del disco. Fiati, archi e legni sono elementi attivi che partecipano al “dramma” musicale, con dinamiche che spaziano da sussurri cameristici (come nella dolcezza sospesa di “Beholden To”) a esplosioni quasi zeuhl nella loro teatralità caotica (ascoltate gli staggered vocals e i tromboni di “Life’s Work”).
Il risultato è un suono massimalista che bilancia perfettamente la lucidità della scrittura con la vulnerabilità viscerale della sua voce. Il brano “The Space Between”, per esempio (anche questo co-prodotto e arrangiato da Daniel Rossen dei Grizzly Bear), è una perfetta sintesi della sua poetica, un luogo liminale dove arrendersi senza cercare perdono.
L’album di Hannah Frances – Nested In Tangles non nasconde la sua ammirazione per band come i Yes e Gentle Giant. L’attenzione maniacale ai dettagli, i cambi di tempo repentini e l’uso virtuosistico degli strumenti sono un chiaro omaggio al prog più colto e barocco. Se amate gli arzigogoli sonori, ne troverete in abbondanza.
Si sentono echi degli “spiriti guida” della vecchia scuola come Pentangle, Fairport Convention e Nick Drake, in particolare per la tecnica chitarristica e la sensibilità acustica. Anche figure più recenti come Joanna Newsom o Jim O’Rourke (per l’approccio compositivo che mescola folk e arrangiamenti cameristici) sembrano aver lasciato un segno.
Emergono anche tratti di “Minimalismo Classico Contemporaneo” e l’interesse per l’avant-garde si manifesta nell’uso di pattern ripetitivi ed ipnotici, che la avvicinano a compositori come Steve Reich e Philip Glass. Non è un caso che alcune tracce siano interamente strumentali (“A Body, A Map”) e fungano da filo conduttore all’interno del concept che sfiora i Grizzly Bear o, per certi aspetti, il lirismo di Jeff Buckley e l’intensità di Joni Mitchell o Sharon Van Etten.
Prince Faster.
Hannah Frances – Nested In Tangles Track List:
1.Nested in Tangles
2.Life’s Work
3.Falling From and Further
4.Beholden To
5.Steady in the Hand
6.A Body, A Map
7.Surviving You
8.The Space Between (ft. Daniel Rossen)
9.Heavy Light
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