Boards of Canada Inferno la recensione del disco
Settanta minuti di musica senza confini, un capolavoro monumentale che ridefinisce il concetto stesso di musica “elettronica”, Il disco dei Boards Of Canada Inferno, è, ad oggi, uno dei dischi essenziale del 2026.
Di Laura Goletta.
Tredici anni di silenzio discografico sono un’era geologica nel panorama musicale odierno. Nel 2013, i Boards of Canada dei fratelli Michael Sandison e Marcus Eoin, con Tomorrow’s Harvest, ci avevano abbandonati su una spiaggia desolata, testimoni di un’apocalisse imminente narrata attraverso sintetizzatori glaciali e ritmiche contratte. Oggi, il duo scozzese ritorna con “Inferno”, un’opera monumentale che ribalta completamente le coordinate emotive e tecniche dell’album di tredici anni fa. Se il lavoro precedente fotografava il deserto del dopo, questo nuovo capitolo descrive il nucleo del centro gravitazionale, la liquefazione stessa del contenuto sonoro.
Dal punto di vista della macrostruttura, l’album dei Boards of Canada “Inferno” si sviluppa come un polittico composto da ventuno tracce, (per un totale di quasi 70 minuti) dove i celebri intermezzi brevi della band — frammenti di nastri degradati che un tempo evocavano memorie d’infanzia — qui assumono i connotati di squarci radioattivi, interferenze di una modulazione d’ampiezza catturata da un vecchio registratore a nastro.
La composizione abbandona la progressione geometrica e ipnotica del passato per abbracciare geometrie asimmetriche. La traccia d’apertura evidenzia un peso specifico timbrico inedito: le frequenze basse sono un magma instabile che satura il sound del disco. La scrittura non si adagia sulla ripetizione ciclica del canone downtempo; si avverte, invece, una tensione sotterranea ereditata dal post-rock più cinematico e rigoroso, dove lo sviluppo del brano procede come fosse uno camion carico di emozioni e improvvise fughe minimali.
Per chi ama sviscerare la genesi del suono, l’album dei Boards Of Canada Inferno rappresenta un trattato di liuteria elettronica classica. I Boards of Canada hanno ristabilito il primato delle macchine fisiche sull’immaterialità del codice digitale, spingendo la saturazione oltre i limiti di sicurezza:
- Sintesi sottrattiva d’epoca: Il nucleo melodico poggia sull’oscillatore instabile dello Yamaha CS-70M e sulle timbriche legnose del Korg MS-20, i cui filtri passa-basso sono stati costretti a lavorare in perenne auto-oscillazione per generare armoniche dissonanti.
- Trattamento del nastro: Il caratteristico effetto di oscillazione del tono (il cosiddetto wow and flutter) non è l’emulazione di un programma informatico, ma il risultato del passaggio fisico del segnale attraverso registratori a nastro a bobina aperta Revox, modificati manualmente nella trazione per ottenere micro-variazioni di velocità imprevedibili.
- La compressione dello spazio: Le percussioni mostrano una consistenza quasi palpabile, schiacciate da compressori valvolari che agiscono da catalizzatori insieme al ritmo, creando un effetto di pompaggio che ricorda i vecchi dischi R&B degli anni Settanta, ma privati di qualsiasi solarità.
L’alchimia di Inferno si nutre di radici profonde, distanti dalle mode passeggere, non a caso, pare che “Inferno” sarà loro ultimo album. Se l’ossatura ritmica svela una fascinazione per le sincopi e le dilatazioni temporali tipiche del new Jazz e del trip-hop più oscuro, le trame armoniche guardano altrove. Emerge con forza l’influenza della musica colta del Novecento: i paesaggi spettrali di György Ligeti e le intuizioni concrete di Pierre Schaeffer vengono digeriti e restituiti sotto forma di ballate elettroniche deteriorate e frantumate.
Non manca un dialogo a distanza con il krautrock dei Popol Vuh e con le saturazioni proprie del drone metal, evidenti nei lunghi accordi tenuti che aprono il fianco a risonanze metalliche e frequenze sub-bassi. È un incrocio tra la psichedelia pastorale tipica della loro Scozia e il rigore geometrico della prima industrial music europea.
In sinstesi:
Mentre il disco del 2013 lavorava per sottrazione, operando una rigorosa pulizia formale che diveniva a tratti raggelante, questo capitolo predilige la sovrabbondanza cromatica. Le frequenze medie sono congestionate, i riverberi non descrivono più spazi aperti ma stanze dalle pareti di cemento.
Inferno non intende consolare la nostra nostalgia per il passato, né tantomeno replicare le intuizioni dei capolavori di fine anni Novanta. È un’opera monumentale che non scende a compromessi. I Boards of Canada sono tornati, e hanno ridefinito i confini dell’elettronica contemporanea.
Ascolta il disco dei Boards Of Canada Inferno.
Boards Of Canada – Discografia essenziale
- Music Has the Right to Children (1998)
- Geogaddi (2002)
- The Campfire Headphase (2005)
- Tomorrow’s Harvest (2013)
- Inferno (2026)
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