Deadletter Existence is Bliss la recensione
Oggi ci prendiamo il tempo necessario per sezionare un’opera che agita le acque del post-punk contemporaneo con un vigore fuori dal comune. Parliamo di “Existence is Bliss”, il secondo album dei Deadletter.
Se avete superato i trenta, sapete bene che il revival del genere negli ultimi anni ha rischiato spesso di saturarsi in sterili esercizi di stile. Tuttavia, la band dello Yorkshire, ormai trapiantata a Londra, riesce a schivare il già sentito grazie a una cifra stilistica che definirei di lucidità folgorante.
Zac Lawrence scrive cronache di una decadenza urbana osservata con lenti deformanti. La scrittura si muove su binari di pessimismo cosmico, richiamando da vicino la letteratura dell’assurdo di Samuel Beckett e la filosofia di Albert Camus.
Non c’è spazio per la vana speranza, ma solo per un’analisi ravvicinata della futilità quotidiana. I testi operano per accumulazione semantica: immagini vivide di vita ordinaria vengono accostate a riflessioni metafisiche, creando un cortocircuito cognitivo che costringe l’ascoltatore a confrontarsi con l’inerzia della propria esistenza. È una poetica della resistenza passiva, dove la parola diventa un bisturi che incide la superficie della noia borghese.
L’Architettura Sonora: Polifonia e Dissonanza
Dal punto di vista della struttura compositiva, Existence is Bliss è un meccanismo a orologeria. La sezione ritmica non si limita a scandire il tempo, ma agisce come una nervatura pulsante su cui si innestano composizione spigolose.
Il sassofono interviene con strappi free-jazz e contrappunti acidi, ricordando certe soluzioni dei James Chance and the Contortions.
La composizione gioca con il vuoto. Le pause sono cariche di una tensione elettrica, una sorta di horror vacui sonoro che viene risolto solo in esplosioni di dinamismo motorik.
Si avverte una ricerca costante della bitonalità, con chitarre che si muovono su frequenze metalliche, quasi industriali, evitando i cliché del power chord per favorire intrecci più spigolosi e cerebrali.
Radici e Influenze: Un Atavismo Moderno
I Deadletter sono figli legittimi di una stirpe che ha fatto della frizione sonora il proprio vessillo. Nelle loro tracce risuona l’eco della Gang of Four per quanto riguarda l’uso politico del ritmo, ma con un’iniezione di adrenalina che rimanda ai primi Talking Heads (periodo Fear of Music).
C’è però dell’altro: una vena di decadentismo artistico che guarda al Dadaismo e alla performance art degli anni ’70. La loro musica è un passaggio tra il rigore del post-punk di Manchester e l’eclettismo di New York, filtrata attraverso una sensibilità squisitamente britannica, ironica e feroce al tempo stesso.
Il disco dei Deadletter Existence is Bliss si delinea come un’analisi sulla insistenza dell’essere in un mondo saturo. È un disco capace di premiare chi cerca una molteplicità di significati oltre la superficie del ritmo. Siamo di fronte a una ricodifica di un linguaggio che, nelle mani dei Deadletter, torna a essere pericoloso e necessario.
Album dei Deadletter
Heat! EP (2022)
Hysterical Strength (2024)
Existence is Bliss (2026)
Ascolta Deadletter Existence is Bliss in alta qualità 24-Bit 96 Khz stereo.
Existence is Bliss – Tracklist:
1. Purity I
2. To the Brim
3. Songless Bird
4. It Comes Creeping
5. What the World Missed
6. Cheers!
7. Among Us
8. Focal Point
9. (Back to) The Scene of the Crime
10. Frosted Glass
11. He, Himself, and Him
12. Meanwhile in a Parallel
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