7 dischi anni 70 che non tutti conoscono

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7 dischi anni 70 che non tutti conoscono
7 dischi anni 70 che non tutti conoscono

Seconda parte di una serie di mini speciali dedicati agli anni 70 e a quei dischi oscuri o sconosciuti ai più, sono 7 dischi anni 70 davvero particolari; album talvolta rudimentali, addirittura grezzi e spesso suonati all’impronta, di getto senza pensarci troppo, con dei risultati talvolta discutibili, altre davvero notevoli.

Nella maggior parte dei casi sono ottimi dischi, dal punto di vista stilistico si rifanno a sonorità progressive rock o psichedeliche, o addirittura avant hard rock, spesso arrangiati in maniera molto “anarchica” seguendo però quel sound che rese famosi artisti come ad esempio i Genesis, o i King Crimson, piuttosto che i Pink Floyd; ovviamente lo stile è piuttosto primitivo e basico, in ogni caso era la spontaneità e la voglia di far musica il motore che ha mosso questi artisti ad incidere dischi.

7 dischi anni 70 ecco la lista

Eulenspygel – 2 germania 1972

Formazione svedese/tedesca, furono tra i primi a scrivere testi in lingua originale; provenienti dal beat che gli andava musicalmente alquanto stretto, gli Eulenspygel incisero un primo rudimentale album di blues “We”, per poi passare ad altre tematiche quali la psichedelia, difatti i loro lavori sono ricchi di lunghe cavalcate acide, con citazioni a volte Hendrixiane come la arci nota versione di “star spangled banner” che viene citata nel disco.

Originari di Stuttgart la band era così formata: Karl-Heinz Großhans (organ, vocals), Cornelius Hauptmann (flute), Ronnie Libal (bass), Günter Klinger (drums), Rainer ‘Mulo’ Maulbetsch (vocals, harmonica), Detlev Nottrodt (guitar, vocals) and Matthias aka ‘James’ aka ‘Till’ Thurow (guitar, violin).

Kahvas Jute – Wide Open, Australia 1971

Incisero un solo disco e poi si sciolsero, anche se in realtà come molte band nel corso degli anni si riunirono per concerti o album appena accennati ma mai pubblicati.

I Kahvas Jute proponevano uno strano mix di progressive rock con derive americano sudiste, musicisti abbastanza preparati; la band era capitanata da Tim Gaze, chitarrista dotato e che poi fece strada come turnista in un sacco di dischi altrui.

Ardo Dombec – Ardo Dombec, Germania 1971

Fecero un solo disco omonimo, e anche loro si barcamenavano tra progressive e jazz contaminati da derive Soft Machine con fortune alterne. Il disco complessivamente è tra i migliori dei 7 dischi anni 70 che stiamo raccontando, molto ben arrangiato e ben suonato.

Epidaurus – Earthly Paradise, Germania 1977

Fecero un solo disco e si sciolsero nel giro di 4 anni. Nel 95 fecero un secondo album davvero disastroso e purtroppo fuori tempo massimo.

Sound molto evocativo, con questa voce femminile dai tratti angelici e visionari ma troppo presente e alla fine stanca un po; ricordano la PFM, un po gli Yes, e qualche sfumatura del Banco del Mutuo Soccorso.

Pavlov’s Dog – Pampered Menial, Usa 1975

Probabilmente i più “famosi” dei 7 dischi anni 70 che stiamo sciorinando.

E’ indubbio che tra tutti, i P̤a̤v̤l̤o̤v̤ ̤’̤s̤ ̤D̤o̤g̤ siano i più interessanti non foss’altro per la voce dei fratelli Sara e David Surkamp molto coriacee, davvero inquietati e riconoscibile tra mille.

Tra il 1977 e il 1979 incisero tre dischi raggiungendo anche una discreta notorietà, si sciolsero nel 1979 per poi riunirsi negli anni 90 con alterne fortune.

Pampered Menial è fuor di dubbio un disco importante nel panorama musicale degli anni 70, strutturato in maniera egregia, suonato ed arrangiato con delle soluzioni stilistiche fuori dal comune. Anche a loro però è mancata quella spinta in più, quello scatto di reni che non tutti hanno per raggiungere le vette di altre band dell’epoca più strutturate e solide di loro.

Estructura – Mas Alla De Tu Mente, Venezuela 1979

Talvolta Ummagumma e altre volte sembrano i ricchi e poveri.

Formazione alquanto instabile, capace di voli musicali davvero notevoli, per poi passare a cose davvero da canzonissima degli anni 70; a parte qualche strafalcione pop, la band venezuelana rilasciò questo disco nel 1978, album contraddittorio ma allo stesso tempo geniale, con assolo di batteria degno dei migliori gruppi dell’epoca.

Il secondo disco (omonimo) uscì nel 1980, poi si sciolsero.

Metaphysical Animation – Metaphysical Animation 1973 Usa

Ultimo dei 7 dischi anni 70 è questo dei Metaphysical Animation.

Un unico album, e uno stranissimo cocktail di progressive e psichedelia della più visionaria, con lunghe cavalcate acidissime di chitarra senza sosta.

Capitanati da un ottimo chitarrista Alberto De Almar (che nel primo brano si lancia in una dotta citazione) e dal tastierista Bill Sabella, i Metaphysical Animation incisero l’omonimo album in sole 50 copie, vinile doppio. Ad oggi il vinile originale raggiunge cifre da capogiro.

Musicalmente parlando è un disco molto interessate e che non ebbe la giusta rilevanza che meritava.

“L’album è stato stampato professionalmente, ma la band non è riuscita a firmare con una major e nel 1976 si sono sciolti e tutti hanno preso strade separate. Dopo che una copia della stampa originale è stata scoperta tra alcune scatole di demo radiofoniche e jingle e l’affissione di tracce di album, l’interesse per questa band è cresciuto rapidamente. Tre dei quattro membri della band hanno dato con riluttanza il permesso per una ristampa in CD, ed è ora ampiamente disponibile per l’acquisto”.

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