6 grandi chitarristi da riscoprire, li conosci?

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6 grandi chitarristi
6 grandi chitarristi da riscoprire e riascoltare

6 grandi chitarristi da riscoprire, da riascoltare e da analizzare.

Alex “Amptek” Marenga.

Gli anni d’oro della chitarra partono dagli anni ’50 quando esplode il rock and roll e questo strumento diviene il fulcro della nuova musica che fa dell’elettricità la base del proprio suono. I nuovi strumenti elettrificati, attraverso le variegate possibilità dell’amplificazione, caratterizzeranno l’identità dei giovani artisti del rock and roll, spostando l’attenzione dalla melodia e dalla scrittura al cosiddetto “sound”.

I chitarristi affiancano i cantanti come protagonisti della scena e gradualmente, dagli anni ’60 in poi, grazie a figure come quella di Jimi Hendrix, si profila la figura del “guitar hero”. Milioni di persone sia suggestionate dalla popolarità dei chitarristi che affascinate dalle potenzialità dello strumento iniziano a suonarlo e la chitarra diventa lo strumento più diffuso.

A livello produttivo i chitarristi protagonisti della scena sono migliaia, e la storia della popular music ricorda centinaia di grandi “guitar hero”: Eric Clapton, Jimi Hendrix, Rory Gallagher, John McLaughlin, Jimmy Page, David Gilmour, Jeff Beck, Ritchie Blackmore, Al di Meola, Carlos Santana, Steve Vai, Yngwie Malmsteen, Eddie Van Halen, Keith Richards, Steve Hackett, Pat Metheny e così via.

Ma in questo universo così ricco di celebrità ci sono figure spesso dimenticate, autori di musiche troppo impegnative, oppure offuscate dalla presenza contemporanea di artisti più famosi, come ad esempio i 6 grandi chitarristi di cui parliamo in questo articolo.

Ripeschiamo quindi alcune figure che vale la pena riscoprire.

6 grandi chitarristi, ecco la lista

Link Wray (Dunn, 2 maggio 1929 – Copenaghen, 5 novembre 2005)

E’ il padre del suono “distorto”, la sua chitarra twang ha fatto scoprire a una generazione intera il timbro fuzz sullo strumento. Recuperato grazie alla sua hit “Rumble”da Quentin Tarantino per la colonna sonora di “Pulp Fiction” è stato un protagonista fondamentale del rock and roll. Jimmy Page lo indica fra i suoi maggiori riferimenti giovanili e “Rumble”, nella sua semplicità, resta un classico ancora oggi.

 

Bruno Battisti D’ Amario (Roma, 5 ottobre 1937)

La chitarra italiana più famosa del mondo, protagonista di quello che è uno dei generi musicali nostrani più conosciuti: la musica da film.

Membro dell’orchestra di Ennio Morricone è colui che ha realizzato le chitarre elettriche nelle colonne sonore degli “spaghetti western”, la cui paternità gli è stata riconosciuta a livello giudiziario. Grande concertista classico si avvicina alla chitarra elettrica all’inizio degli anni ’60 e la utilizzerà sperimentando distorsioni e reverberi in molte colonne sonore del maestro, anche quelle più sperimentali, ritrovandosi parte della band “The Group” che Morricone e il Gruppo di Improvvisazione Nuova Consonanza, costituiscono nel 1967 per un lavoro di sperimentazione avant-rock “The Feed-Back”.

Ha collaborato, inoltre, con Nino Rota, Armando Trovajoli, i Marc 4, Nicola Piovani.

 

Eddie Hazel (New York, 10 aprile 1950 – Plainfield, 23 dicembre 1992)

I Parliament e Funkadelic sono stati una delle esperienze centrali del funky degli anni ’70.

Attorno alla figura afrofuturista ed eccessiva del cantante George Clinton all’interno di una band sempre numerosa e rumorosa, emergevano i talenti del re del basso funk-slap Bootsy Collins, del poliedrico tastierista Bernie Worrell e del chitarrista Eddie Hazel.

Anello di congiunzione fra Hendrix e James Brown, Hazel aveva trasferito al ‘chitarrismo groovoso’ del funk, le acidi distorsioni della psichedelia. I suoi assoli sempre molto sporchi e graffianti, caratterizzano alcuni dei brani più celebri dei Funkadelic come Maggot Brain.

 

Vernon Reid (Londra, 22 agosto 1958)

Nella lista dei 6 grandi chitarristi non poteva mancare lui. E’ divenuto noto al grande pubblico come chitarrista dei Living Colour, ma la sua carriera in realtà si è articolata in collaborazioni impegnative come quella con il batterista free-funk Ronald Shannon Jackson e altri personaggi della scena sperimentale come John Zorn, Bill Frisell e Jamaaladeen Tacuma.

La sua discografia lo ha visto impegnato con artisti dalle estrazioni più disparate, da Jack Bruce ai Public Enemy, e nei suoi dischi contamina il suo chitarrismo in bilico fra hard rock e free-jazz con il funky e il rap.

 

Terje Rypdal (Oslo, 23 agosto 1947)

Chitarrista norvegese protagonista della scena del jazz-rock scandinavo degli anni ‘70-80 per l’etichetta tedesca ECM.

Di estrazione hendrixiana già dai primi lavori propone uno stile originale, tra il violinistico e il tastieristico, utilizzando anche alcune delle prime chitarre synth. Una sua caratteristica è nell’uso del reverbero con tempi di decadimento molto lunghi che sostengono il suono delle note della sua chitarra. Ha collaborato con i più grandi nomi del jazz europeo e statunitense da Jan Garbarek fino a Lester Bowie e ha realizzato contaminazioni azzardate, da dischi rigorosamente orchestrali a sperimentazioni di sapore davisiano.

Un certo sapore psichedelico caratterizza i suoi primi lavori da solista in cui propone un jazz-rock etereo e sospeso.

 

Arto Lindsay (Richmond, 28 maggio 1953)

L’ultimo, tra i 6 grandi chitarristi che abbiamo scelto per questo articolo è Arto Lindsay.

Nasce nel contesto della “no-wave” newyorkese fine anni ’70, e si mette in luce come chitarrista completamente fuori dagli schemi. Si fa notare anche come membro del gruppo di jazz astratto Lounge Lizards con il sassofonista John Lurie, e anche qui emerge il suo stile atonale e rumorista.

Arto Lindsay ha collaborato con vari esponenti delle avanguardie come Laurie Anderson, John Zorn, Bill Frisell ma data la sua permanenza in Brasile in gioventù resta anche fortemente influenzato dagli autori del tropicalismo.

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