Compositore, sound designer, contrabbassista e autore di colonne sonore e sonorizzazioni Maxwell Sterling pubblica il suo terzo album in cui una certa vena neoclassica si confronta con il digitale.

Questa seconda decade del millennio mette sempre più a confronto musicisti che sono anche esecutori con strumenti tradizionali con le possibilità di editing e di scrittura proposte dal digitale sia attraverso il computer che mediante l’impiego di rack modulari che permettono l’assemblaggio di unità di manipolazione sonora personalizzabili per singolo musicista.

Maxwell Sterling sembra aver trovato un equilibrio originale fra elementi di scrittura neo-barocchi, musica concreta, sintesi e stretching digitale dei timbri in un mix fra costruzione armonico melodica e immissione di rumori e deformazioni tecnologiche nella scrittura.

“Turn of Phrase” al contrario di altri esperimenti in cui lo sviluppo rumoristico-manipolatorio prende il sopravvento talvolta senza una direzione musicalmente compiuta riesce a coniugare i vari materiali che utilizza secondo una logica compositiva quasi orchestrale. Il background accademico e di autore di sonorizzazioni del compositore di Manchester gli permette di utilizzare con disinvoltura e padronanza sia elementi armonico melodici che il noise digitale.

Il prodotto è una suite senza soluzione di continuità dalla quale non è così facile prelevare singoli segmenti come fossero brani a sé stante, ma ogni movimento del continuum sonoro procede seguendo degli sviluppi e delle idee di sequenzialità precise.
È la dimostrazione che partendo da un background pre-esistente è possibile immaginare forme e strutture nuove, che non esistono sempre e solo perimetri già esplorati.
“Turn of Phrase” è un album, quindi, nel quale non ci si trova innanzi alla forma canzone né alle strutture tipiche della musica dance o a quelle già esplorate dell’i.d.m. o dell’ambient music.

Ogni brano segue un proprio percorso formale pur restando in logica sequenza con il precedente. L’approccio alle sonorizzazioni aiuta molto Sterling permettendogli di generare un flusso continuo nel quale le varie stanze sonore trasportano in climi immaginari differenti.

L’album parte con il barocco-gregoriano digitale di “Eris”, dove un contrappunto di clavicordo elettronico si alterna a un’aria corale, segue lo spettrale noise ambientale, con cui ha inizio “Turn of Phrase “che si trasforma in una sequenza ostinata quasi minimalista della title track evolvendo in un movimento ritmico digitale che sfalda in una tessitura “ambientosa”.

“Rage Aria” inizia con una ragnatela di fruscii elettronici sulla quale emerge una sequenza di accordi dissonante sulla quale Maxwell muove un tema di archi modulati sinteticamente, un brano articolato diviso in più sezioni comunicanti, molto cinematico con un’intenzione melodica alternata a momenti rumoristi e ad arpeggi di stampo pianistico-barocco che si assesta in un finale con accenni di minimalismo e arie tematiche alternate a manipolazioni sintetiche.

Su “Decay Time” l’autore si sofferma per un breve excursus su una forma armonico-melodica più definita e semplificata, uno dei pochi sprazzi di “normalità” e di respiro dopo strutture aggrovigliate, ma già il successivo “Exuding Lattex” inizia con una tessitura dissonante di archi accelerati sui quali si muovono alcuni frammenti granulari a creare una stratificazione a fasce sonore.

Il brano precedente è saldato con “Speaking in the Tongues of Angels” , altro brano dalla struttura complicata, che si apre su dei suoni dissonanti che introducono una sequenza circolare di synth modificata attraverso l’intervento di alcuni reverse alla quale si aggiunge una linea di cello sintetico pizzicato alternata a suoni di tastiera che poi si interrompe su una linea di sequencer modulata in altezza che introduce una nuova sequenza pizzicata su una serie di trame di synth raddoppiate, il tutto subisce una serie di pause e partenze caotiche mentre si aggiungono altre linee melodiche elettroniche e vi è una continua alternanza di segmenti.

“Tremble Happy” si apre su una serie di note che poi raddoppiano e vengono continuamente modulate mentre si aggiungono strati sonori, sia rumoristici che di natura para-tonale, il brano sembra assestarsi su una figurazione ritmica per poi interrompersi di colpo e aprirsi in una ripartenza e assestarsi su una sequenza finale fra il tonale e il rumorismo digitale. “2nd Person Chamber Music” apre al sua ispirazione neo classica attraverso un pattern di note d’orchestra d’archi continuamente modulate e stretchate fino a trasformarle in un lento grumo sonoro ritmico dal quale riparte “Tenderness”, su un leggero tappeto granularizzato al quale si aggiungono voci smembrate e taglienti note puntilliste di violino dissonante in crescita dinamica e in mutazione continua che creano vari strati sonori in dinamico contrappunto con lo spoken di Leslie Winer.

“Sumup” chiude l’album e utilizza dei campioni corali deformati sui quali si materializzano una serie di linee sintetiche contrappuntate di natura tonale, un sorta di ritorno alla normalità percettiva della note e delle loro altezze ma i suoni sono continuamente manipolati in una serie di impasti fino a svanire.

L’evidenza all’ascolto di “Turn of Phrase” è che l’autore non ha voluto seguire le strutture formali consuete di un genere ma ha tentato di percorrere sentieri ipocodificati miscelando l’esperienza della colonna sonora, il background neoclassico ai nuovi percorsi inaugurati dall’elettronica degli ultimi 30 anni, un lavoro che merita di essere ascoltato.

Alex “Amptek” Marenga

Maxwell Sterling – “Turn of Phrase”