Con Franco Battiato non scompare soltanto un grande cantautore, ma un vero rivoluzionario della cultura popolare.

Nella sua carriera ha spaziato attraverso vari orizzonti sonori e resta importante, accanto ai suoi dischi più “pop”, anche la sua costante sperimentazione musicale iniziata negli anni ‘70.

Anni 70

Influenzato dall’esperienza del rock tedesco e dalla musica contemporanea, in particolare dall’opera di Karlheinz Stockhausen, e nel pieno del successo del prog-rock, dal 1972 Battiato inizia un’opera di rivoluzione sonora che parte con l’album “Fetus”, in cui mette mano alla destrutturazione della forma canzone e a un ripensamento radicale della funzione dei testi.

Nello stesso anno esce l’album “Pollution”, un disco in cui esplode la sua ricerca elettronica, incentrata sull’uso del synth EMS VCS3 (utilizzato anche dai Pink Floyd), su un uso dei testi quasi dadaista e su un non-sense in cui prevale la sperimentazione e la presenza anche della voce recitante. È un disco che rivela un autore distante dalle tendenze del periodo e dalle mode, capace di intraprende strade radicali, come testimoniano le sue performances dal vivo di improvvisazioni astratte ai sintetizzatori.

Nel 1973 esce “Sulle corde di Aries”, composto solamente da quattro lunghi brani, nei quali prevale la composizione strumentale. Le idee sonore fanno riferimento al minimalismo, i suoni elettronici sono sempre presenti, ma emerge una matrice mediorientale che caratterizzerà tutta la sua produzione futura, insieme a una padronanza unica della materia sonora.

Nel 1974 esce “Clic”, un disco rigoroso che spazia fra minimalismo e atmosfere ambientali. Vi è una crescita ulteriore anche nella poetica, con testi che sempre più risentono degli interessi filosofici dell’autore. Il disco contiene “Propiedad prohibida”, un brano che verrà utilizzato per la sigla di “TG2 Dossier”, divenendo molto noto a livello popolare.

“Sulle corde di Aries” e “Clic” sono tra i migliori album di musica sperimentale e progressive degli anni ‘70 e l’autore riproporrà spesso dal vivo parte di questo materiale anche nei decenni successivi. Alcuni brani compaiono nel live “Giubbe Rosse”.

Il 1975 segna un secondo spartiacque nella produzione del compositore siciliano: esce “M.elle le “Gladiator“”, un disco radicale in cui si allontana completamente dalle radici rock elettroniche dei dischi precedenti, composto da tre lunghe composizioni sperimentali costruite sia montando rumori, frammenti vocali, suoni concreti ed elettronici che parti registrate con l’organo della Cattedrale di Monreale.

Sempre più attratto dalla musica contemporanea di matrice colta, nel 1977 pubblica l’album omonimo “Franco Battiato”, sempre prodotto da Pino Massara, nel quale si muove fra sperimentazione teatrale surrealista, puntillismo, voci recitanti, canto lirico. I brani questa volta sono due lunghe suite.

Nel 1978 è la volta de “L’Egitto prima delle sabbie”, un disco con due soli brani sperimentali. Con la title track – un brano di 14 minuti per pianoforte, in cui ripete un solo accordo sospeso arpeggiato – Battiato vince nel 1979 il Premio di musica contemporanea “Karlheinz Stockhausen”.

Nello stesso anno pubblica “Juke Box”. Anche qui, pur essendoci più brani di durata minore, la scelta stilistica è associabile alla musica contemporanea. Nei brani compaiono il pianoforte, gli archi di Giusto Pio e la voce di soprano di Alide Maria Salvetta.

Nel 1979, con “L’era del cinghiale bianco”, c’è il ritorno alla forma canzone. Battiato mette in piedi, con il supporto di Giusto Pio, un repertorio in cui mescola canzone con sonorità mediorientali, folk siciliano, minimalismo e rock, con un ripristino dell’elettronica in chiave “synth-pop” e “new wave” e una caratterizzazione dei testi che sarà poi rimarcata e sviluppata nei dischi successivi.

Il 1979 è quindi un anno di ulteriore cesura, in cui dopo una decade Battiato – ormai esaurita l’era del prog e soddisfatto il suo interesse sperimentale nei confronti della musica contemporanea – si reimmette in modo originale nel pop più mainstream, scompigliando il panorama nazionale.

Anni 80

Synth-pop, suoni e ritmi mediorientali, atmosfere mittel-europee, accompagnati da un innovativo approccio alle liriche, andranno a caratterizzare i suoi successivi dischi di successo, a partire da “La voce del padrone” (1981).

Nel 1987, nel pieno della sua popolarità commerciale, Battiato ritorna con un’opera complessa, intitolata “Genesi”. È l’inizio del dualismo compositivo del compositore siciliano, che si dividerà da questo momento fra raffinata canzone rock e musica sperimentale.
“Genesi” è un album in tre atti, registrato dal vivo al Teatro Regio di Parma.

Contiene il ritorno a una ricerca sul suono elettronico accompagnata dall’uso della strumentazione acustica, con l’impiego di cori e cantanti al fianco dell’Orchestra dell’Emilia-Romagna “Arturo Toscanini”.

Anni 90

Nel 1990 realizza le musiche per il film italiano “Cellini – Una vita scellerata “: una colonna sonora in cui recupera l’interesse per il minimalismo e la presenza orchestrale.

Nel 1992 scrive l’opera mistica e meditativa “Gilgamesh” per voce recitante e orchestra.

1994 è la volta di “Messa arcaica”, una suite di musica sacra per coro e orchestra strutturata in cinque movimenti, con Filippo Destrieri all’elettronica.

Anni 2000

Nel 2000 torna con “Campi magnetici”, per orchestra, voce recitante, coro ed elettronica, nel quale ancora una volta Battiato si rivela attento sperimentatore delle possibilità offerte dalla tecnologia nel campo della manipolazione del suono.

Anno 2011 scrive “Telesio”, un’opera “olografica” sul filosofo cosentino del XVI secolo Bernardino Telesio, su libretto di Manlio Sgalambro, con la Royal Philharmonic Orchestra diretta da Carlo Boccadoro.

2014 si conclude l’epopea sperimentale di Franco Battiato, al fianco di Pino “Pinaxa” Pischetola, con l’ottimo “Joe Patti’s Experimental Group”: un disco realizzato con la massiccia presenza di sintetizzatori analogici, fra cui gli italiani GRP synthesizers.

Un disco che segna il ritorno agli approcci elettronici di “Sulle corde di Aries”, ma ormai sviluppati nelle scelte stilistiche rafforzate dall’esperienza orchestrale degli ultimi anni. Battiato recupera un suo classico da “Clic”, reintitolandolo “Proprietà proibita”, e si cimenta nuovamente con il suono sintetico in quello che è probabilmente il suo lavoro più rilevante di fine carriera, in cui remixa e destruttura vari elementi dei suoi lavori precedenti utilizzando anche sequenze inedite realizzate negli anni ‘70.

Un ennesimo lavoro fuori dagli schemi della musica commerciale o della “canzone d’autore” pop, in cui Battiato torna nuovamente a sperimentare sul suo lessico complesso, fatto di parti strumentali aeree e sospese, sequenze minimaliste, testi declamati e cantanti, linee di percussioni elettroniche su tappeti d’archi, una varietà lessicale e un controllo del materiale sonoro che ha molto da insegnare ancora oggi al panorama musicale italiano.

L’eredità di questo grande autore è immensa e multiforme e la sua carriera “pop” è stata fortemente sorretta dalla capacità di gestire i più diversi materiali sonori.
Oltre ad aver approfondito le proprie conoscenze tecnico-musicali, Battiato è stato in grado di esprimere nella sua produzione artistica, sia quella “leggera” che quella “impegnata”, le esperienze acquisite sul piano personale e interiore: un elemento che ne fa uno degli intellettuali più rilevanti dell’Italia degli ultimi decenni.

Franco Battiato – discografia 1972 – 1981

  • 1972 – Fetus
  • 1972 – Pollution
  • 1973 – Sulle corde di Aries
  • 1974 – Clic
  • 1975 – M.elle le “Gladiator”
  • 1977 – Battiato
  • 1978 – Juke Box
  • 1978 – L’Egitto prima delle sabbie
  • 1979 – L’era del cinghiale bianco
  • 1980 – Patriots
  • 1981 – La voce del padrone

Alex “Amptek” Marenga.

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