Contents
Brass Camel la recensione del disco omonimo
C’è solo una cosa che proprio non mi è mai piaciuta dei Brass Camel, le copertine dei loro dischi, le trovo veramente brutte, ma tolto questo, il contenuto delle loro opere è decisamente sorprendente, e a mio avviso, questo terzo album, è l’album definitivo della band canadese.
Prince Faster
A quattro anni dal dirompente esordio di Brass e a dodici mesi dalle geometrie di Camel, la compagine di Vancouver chiude idealmente un cerchio cosmogonico con il terzo lavoro in studio, l’omonimo Brass Camel. In questo capitolo finale della trilogia nominale, il quintetto canadese opera una vera e propria decostruzione dei generi, assemblando un manufatto di un’audacia tecnica che sfida la PIGRIZIA dell’ascolto contemporaneo.
L’Architettura del Suono e la Regia di Terry Brown
L’elemento di discontinuità più evidente rispetto alle produzioni passate, risiede nella gestione del materiale sonoro. Affidare il missaggio a Terry Brown, ha permesso alla band di traslare la potenza cinetica delle esecuzioni dal vivo in un ambiente controllato di estremo rigore formale.
Terry Brown ha collaborato alla nascita di capolavori dei Rush quali ad es. “2112, Caress of Steel, o Fly by Night” oppure “Metropolis Pt. 2: Scenes from a Memory” dei Dream Theater, ha contribuito alla nascita del secondo leggendario album dei Traffic, è stato inoltre collaboratore di Jimi Hendrix.
La produzione di Kevin Comeau (Crown Lands) enfatizza una saturazione analogica mai ridondante, dove ogni strumento occupa uno spazio acustico perfetto.
L’album dei Brass Camel è un’opera che rigetta la linearità. Se i lavori precedenti cercavano il baricentro nel groove, qui la struttura compositiva si muove per antitesi e sintesi. Brani come l’opener “You’ve Got Time“ manifestano una polifonia vocale inedita, con il passaggio del testimone al basso di Curtis Arsenault, il cui timbro si innesta su una trama ritmica che non ammette cedimenti tensivi.
Sincretismo Stilistico e Divergenze Ritmiche
Dal punto di vista prettamente tecnico, “Brass Camel” è un compendio di poliritmia applicata. In What Are You Going To Do?, la band esplora un tempo dispari in 7/4 che definirei “paludoso” per lo spessore e l’intensità della chitarra di Daniel Sveinson, la quale dialoga con la voce ospite di Cat Madden in un contrappunto che lambisce il soul più acido degli anni Settanta.

Le influenze sono dichiarate ma metabolizzate attraverso un processo di interscambio stilistico:
Le citazioni dei King Crimson affiorano nelle distorsioni angolari di “Careful What You Wish For”, dove il tono della chitarra recupera certe asprezze del periodo di Red.
L’eredità dei 10cc è palpabile in “Why Bother?”, un brano che alterna sezioni musicali eterogenee con una fluidità che sconcerta per precisione esecutiva.
Non manca l’ombra di Al Di Meola e del Jeff Beck di Blow by Blow che si proietta sugli assoli, dove il virtuosismo non è mai fine a se stesso, ma serve a saturare gli spazi armonici; inoltre, sarà una mia suggestione, ma nel disco ci ho percepito anche alcuni frammenti legati al sinfonismo di band italiane quali: Banco del Mutuo Soccorso o della PFM, percepibili nell’uso audace del sintetizzatore Minimoog Model D ad opera di Aubrey Ellefson.
Superando la dicotomia tra forma e contenuto, i testi di questo album presentano uno spessore lessicale che doppia la somma dei capitoli precedenti, con una concatenazione semantica davvero ardita. La scrittura di Sveinson è diventata analitica, quasi sentenziosa, affrontando tematiche di obsolescenza sociale e alienazione tecnologica con un vocabolario ricercato, lontano dai cliché del rock d’oltreoceano. È una scrittura che richiede un’esegesi attenta, una “lettura” del suono che va oltre la semplice fruizione epidermica.
Brass Camel è un disco dove la densità polifonica e la propensione a frammentare le strutture canoniche, lo rendono un oggetto sonoro di difficile catalogazione, ed è proprio in questa resistenza all’etichetta che risiede la sua forza. La traccia finale, “This Is Goodbye“, funge da compendio di questa filosofia: un susseguirsi di mutazioni tonali e cambi di tempo che lasciano l’ascoltatore in uno stato di sospensione cognitiva.
Ascolta Brass Camel in HI-RES 24-Bit – 96 Khz
Line Up:
Daniel Sveinson – electric guitar/vocals
Curtis Arsenault – bass/vocals
Aubrey Ellefson – keyboards/vocals
Wyatt Gilson – drums and percussion
Additional performances:
Dylan Lammie – leslie guitar on “Why Bother” and “This is Goodbye”, rhythm guitar on “Careful What You Wish For”
Cat Madden – vocals on “What Are You Going to Do”
Leggi anche:
My New Band Believe l’album di Cameron Picton
Santarita Sakkascia il capolavoro John Zorn alla fermata del 23





