Kosmonauci – Brudna Bielizna la recensione

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Kosmonauci - Brudna Bielizna la recensione

Kosmonauci – Brudna Bielizna la recensione

Oggi andiamo in Polonia, una terra che storicamente ha regalato al genere una profondità esistenziale unica, per parlare del debutto sulla lunga distanza dei secondo nuovo album dei Kosmonauci – Brudna Bielizna.

L’album, il cui titolo si traduce letteralmente come “Biancheria Sporca”, è un manifesto di onestà intellettuale e vigoria tecnica che lascia sbalorditi, specialmente considerando che questi quattro ragazzi hanno appena superato la ventina.

Nel disco si avverte l’influenza della scena nu jazz londinese, ma filtrata attraverso una rigidità mitteleuropea che ricorda certe asperità del post-punk più cerebrale.

Ciò che colpisce immediatamente non è solo la perizia esecutiva — che oggi, tra i conservatori d’avanguardia, è quasi un prerequisito — ma la loro capacità di astrazione. Spesso i musicisti molto giovani cadono nel tranello dell’esibizionismo muscolare; i Kosmonauci, invece, scelgono una via di consapevolezza estetica precoce. Gestiscono il silenzio e la saturazione con la saggezza di chi ha masticato chilometri di vinili, trasformando l’impeto della gioventù in una narrazione solida e coerente, priva di quelle incertezze tipiche degli esordi.

Il DNA di “Brudna Bielizna” è il manipolare melodie e accordi. dove il jazz di matrice classica viene decostruito e riassemblato attraverso l’estetica dell’hip-hop strumentale e del post-rock più dinamico.

La scelta della formazione è già di per sé programmatica. L’assenza di uno strumento armonico tradizionale come il pianoforte o la chitarra lascia spazio alle risonanze metalliche e sognanti del vibrafono di Tymon Kosma. Questo crea un mood sonoro quasi astratto, che permette al sax di Miłosz Pieczonka di muoversi tra poetica d’altri tempi e taglienti incursioni atonali.

La sezione ritmica di Bartłomiej Lucjan (basso) e Jan Pieniążek (batteria) è un vero e proprio ecosistema poliritmico. Il loro approccio ricorda la precisione chirurgica dei beat di J Dilla, ma trasportata in un contesto di improvvisazione acustica pura. Si avverte una tensione costante, un’oscillazione tra il rigore metronomico e la fluidità organica del jazz più anarchico.

Ascoltando i brani di questo lavoro, è impossibile non tracciare una linea ideale che collega la scuola jazzistica polacca (impossibile non citare l’ombra lunga di Krzysztof Komeda per la sensibilità melodica, e la capacità di scrivere colonne sonore eccellenti) con le correnti più contemporanee della scena di Chicago (Makaya McCraven) e di Londra (Ezra Collective).

Brani come “Och! Proste : Trudne” rappresentano, a mio avviso, il manifesto intellettuale del disco. Già dal titolo (“Semplice : Difficile”), la band dichiara la volontà di esplorare il contrasto tra l’immediatezza melodica e la complessità endogena della composizione.

Kosmonauci - Brudna Bielizna

Il brano si sviluppa su una cellula tematica apparentemente elementare che viene progressivamente sottoposta a un processo di erosione armonica. Bartłomiej Lucjan al basso sostiene l’intera architettura con una linea ostinata, quasi ipnotica, che funge da baricentro, mentre il sassofono e il vibrafono intraprendono un dialogo basato sulla dissonanze.

Qui il debito verso il cinema di Almodóvar (citato anche in altri titoli del disco) o verso le atmosfere sospese di Krzysztof Komeda si fa tangibile: la musica evoca uno stato di sospensione emotiva attraverso una morfologia sonora in continuo divenire.

In questo brano, il quartetto polacco mette in mostra una vettore cinetico impressionante. Il titolo stesso suggerisce un’azione di taglio, quasi brutale, che si riflette in una struttura ritmica frammentata ma ferocemente coerente.

Jan Pieniążek alla batteria compie un lavoro di simulazione digitale attraverso strumenti puramente acustici. Il suo approccio al rullante richiama la precisione dei campionatori jungle degli anni ’90, ma con una sensibilità jazzistica che permette micro-variazioni dinamiche costanti.

Kosmonauci - Brudna Bielizna la recensione

Tymon Kosma usa lo strumento come un generatore di impulsi percussivi cristallini. Le note del vibrafono si inseriscono negli spazi lasciati dalla batteria, creando una griglia sonora dove la melodia del sassofono di Miłosz Pieczonka agisce per sottrazione, emergendo solo quando la tensione ritmica raggiunge il punto di saturazione.

Tuttavia, i Kosmonauci introducono nel disco una dose di energia che attinge quasi al noise e all’experimental rock. C’è una sorta di “sporcizia controllata” — coerente col titolo dell’album — che rompe la perfezione formale per cercare una verità più profonda, una polifonia concreta dove ogni strumento sembra lottare per emergere dalla massa degli arrangiamenti.

I Kosmonauci riescono a essere contemporaneamente cerebrali e viscerali. capaci di premiare l’ascoltatore più attento con micro-dettagli timbrici e soluzioni sintattiche ardite. In un panorama spesso saturato da produzioni fin troppo levigate, “Brudna Bielizna” si staglia come un monumento alla freschezza e alla potenza del talento puro.

Ascolta il disco in alta qualità – 24-Bit 96 Khz

Kosmonauci – Brudna Bielizna  Line up:

sax (Miłosz Pieczonka),
bass (Bartłomiej Lucjan),
vibraphone (Tymon Kosma)
drums (Jan Pieniążek)

Kosmonauci – Brudna Bielizna Track list

  1. Kogut
  2. Och! Proste : Trudne
  3. Almodowar z małym
  4. SIEKA
  5. Tabaluga
  6. Koniec Tego
  7. Chopin ale z Polski
  8. Dla Zuzy
  9. Siła przyjaźni

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