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Hatchie – Liquorice nuovo album la recensione
Ve lo dico subito, questo è uno dei dischi più belli del 2025, prendetene atto e godetevi la sua musica.
Non avere occhi che per i Cocteau Twins, perché quando si ascolta Hatchie, vengono subito in mente loro, poi pensi ad Elizabeth Fraser e dici: ma è possibile? in effetti no, anche perché la voce dei C.T. è irripetibile ed impossibile da duplicare; ma l’australiana Harriette Pilbeam, alias Hatchie, si è indubbiamente ispirata alla Fraser, quindi, tutto diventa affascinante e maledettamente bello, perché Hatchie è una delle voci più seducenti dell’attuale panorama dream pop e shoegaze in circolazione.
I testi di questo terzo album di Hatchie – Liquorice, si muovono su un filo sottile tra malinconia e desiderio, un frullato di sensazioni fanciullesche filtrate attraverso una consapevole maturità. La poetica di Hatchie è semplicità emotiva, avvolta da una scrittura semantica che la rende universale. Le liriche viaggiano attraverso il tema del ricordo come fantasma persistente e della ricerca di stabilità emotiva in un mondo in perenne mutamento.
Si percepisce una chiara influenza, a livello di sintesi espressiva e chiarezza, da movimenti letterari come la Poesia Confessionale americana (alla Sylvia Plath, per intenderci, ma con un tono meno tragico e più etereo) dove il personale diventa universale attraverso l’uso di immagini intense e dirette. La narrazione è spesso frammentata ed evoca una sorta di cubismo alla Henri Matisse, dove l’esperienza è scomposta e ricomposta attraverso versi che si intersecano, lasciando all’ascoltatore il compito di ricomporre il quadro.
La struttura compositiva dell’album è un capolavoro di equilibrio tra immediatezza dream pop e fuga post-rock. La struttura sonora è come un mondo che si allinea agli astri, facendo immaginare una moltitudine di placche tettoniche, ma al contempo ariosa. Hatchie orchestra sapientemente un impianto sonoro ricco, caratterizzato da una miriade di delay e reverb che sono elementi strutturali portanti.
Ogni brano è costruito su loop ritmici che fungono da ancora, mentre le chitarre fluttuano in cascate armoniche e cangianti, reminiscenti della tecnica del “wall of sound”, ma con una leggerezza che evita l’opacità sonora tipica di certo shoegaze più estremo. Il lavoro sulla produzione modella un paesaggio acustico dove le frequenze alte sono cristalline e le basse sono molto presenti. Si tratta di un’opera che, a livello tecnico, manifesta una coerenza timbrica notevole, dove ogni elemento occupa un proprio spazio definito, contribuendo a un’esperienza di ascolto olografica e profondamente immersiva.
Liquorice è un disco che vive del suo sincretismo stilistico, fondendo l’immediatezza della new wave anni ’80 con la forza del rock sperimentale degli anni ’90.
Il mondo di Hatchie – Liquorice
Il riferimento più lampante è ovviamente ai Cocteau Twins per le sonorità eteree e la voce trattata quasi come un ulteriore strumento, e ai My Bloody Valentine per la disposizione delle chitarre. Tuttavia, Hatchie riesce a iniettare nei brani un senso di chiarezza melodica e luminosità cromatica che la distanzia dal rumore bianco di questi ultimi, avvicinandola forse più ai Ride nella loro fase meno abrasiva.
Impercettibile ma è vivo l’eco dei The Cure più malinconici (quelli di Disintegration per intenderci) e degli Smashing Pumpkins (soprattutto per l’uso di accordi aperti e distorsioni filtrate), in particolare l’abilità di creare in una pesante nebbia sonica.
Sorprendentemente, l’immediatezza delle strutture e l’orecchiabilità dei ritornelli tradiscono una conoscenza del pop più classico. Si potrebbe quasi intravedere un leitmotiv melodico che ricorda la sensibilità armonica di band pop-rock degli anni ’80, depurata però da ogni eccesso sintetico e reinterpretata attraverso la lente dello shoegaze.
Sebbene non sia un disco drone, l’attenzione alla risonanza continua delle chitarre e l’uso di lunghi pad di tastiera creano un sottofondo ipnotico che, seppur in forma diluita, evoca la staticità dinamica tipica di generi più sperimentali.
Liquorice è un’opera di ingegneria emozionale che affonda le radici nella grande tradizione del rock alternativo, rielaborando codici stilistici noti con una freschezza e una padronanza tecnica che lo rendono una pietra angolare per chiunque voglia comprendere il sound del post-indie di oggi.
Prince Faster
Hatchie – Liquorice: Ascolta il disco in alta qualità
Hatchie – Liquorice – Track List
- Anemoia
- Only One Laughing
- Liquorice
- Carousel
- Sage
- Someone Else’s News
- Wonder
- Lose It Again
- Anchor
- Part That Bleeds
- Stuck
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