Lily Lyons, Re-Open The World la recensione
Un esordio notevolissimo, consigliato a chi mastica da tempo indie, post-rock e quella vena sottile del dream pop più meditativo, e a chi sa riconoscere la sostanza al primo ascolto. Il debutto di Lily Lyons, dal titolo Re-Open The World, si presenta come un compendio esistenziale destinato a chi ha superato la boa dei trent’anni. La Lyons dimostra una maestria nel delineare momenti passionali, fiabeschi e a tratti viscerali.
I testi di “Re-Open The World” sono il vero centro di gravità dell’album, narrazione astratta ma non solo; in realtà le due cose agiscono come specchi dove la Lyons esercita una profonda disamina delle dualità. La sua poetica si alimenta di una dialettica emotiva rara: la celebrazione della libertà conseguita attraverso la solitudine (“Can’t Be The One“) è intrisa di un senso di volatilità che non viene mitigato, ma piuttosto esaltato.
Questa scelta non è casuale: il riferimento esplicito alla figura di Lilith – la prima compagna di Adamo, che rifiutò la sottomissione – e al testo dal sapore junghiano di “The Vital Spark” di Lisa Marchiano, conferisce ai brani una risonanza mitopoietica. L’album è un mosaico testuale che fa emergere la propria “Lilith interiore”, ovvero la parte non addomesticata del sé, spesso etichettata come “stizzosa” o “indispettita”. Si tratta di un’allegoria della sovranità individuale trasposta in metriche cantautorali e quasi epigrammatiche, dove ogni strofa è carica di riferimenti personali.
La struttura compositiva è sapientemente ordita. Lily Lyons, pur partendo da una solida base di Folk Acustico tipicamente British – quella timbrica sonora dove il finger-picking è metronomico e la voce ha una pregnanza cristallina – inietta elementi che lo proiettano oltre il semplice steccato/etichetta di singer-songwriter.
L’intervento nella produzione di Joel Pott (già con gli Athlete) si avverte nella rifinitura sonora che dilata il suono verso territori fiabeschi. In brani come “Reaching” o la traccia eponima, l’uso di tappeti di sintetizzatori e riverberi ampi crea un’ambienza sospesa, un clima sonoro che fluttua tra la levità del Dream Pop e la sperimentazione atmosferica del Post-Rock, pur mantenendo un’immediatezza melodica che lo àncora saldamente al Pop. Il ritmo, sebbene non trainante, è spesso affidata alla chitarra stessa, che impedisce alla musica di dissolversi nell’eccessiva nebulosità.
La tecnica chitarristica e la struttura armonica la pongono in continuità diretta, (con le dovute proporzioni) con giganti quali Nick Drake e Joni Mitchell, in particolare per l’uso delle accordature aperte e l’eleganza melanconica. Si percepisce anche un eco di Paul Simon nel modo in cui le linee melodiche vocali si intrecciano con il contrappunto strumentale.
L’approccio alla scrittura di brani che combina l’intimità del diario con l’ampiezza dell’inno, suggerisce una familiarità con l’opera di Laura Marling. Tuttavia, l’infiltrazione discreta di suoni processati e delay, la avvicina alla sensibilità sonora di band come i Mazzy Star, in particolare per la tensione sottocutanea che caratterizza le composizioni.
Pur essendo un esordio, “Re-Open The World“ è un disco di una maturazione compositiva sbalorditiva, e non un mero esercizio di stile, è piuttosto una disputa filosofica messa in musica. Per l’ascoltatore che cerca una sostanza emotiva oltre il jingle, questo album rappresenta un approdo intellettuale e sensoriale notevole.
Prince Faster.
Lily Lyons, Re-Open The World, ascoltalo in Hi-Res 24 – bit/96 Khz
Lily Lyons, Re-Open The World – Tracklist:
- Cover The Trails
- Can’t Be The One
- 57
- Weightless
- Reaching
- Re-Open The World
- Trip My Step Up
- Look At You
- Only Lonely Person
- Here With You, Jo
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