Tornano i Low con un nuovo disco “Hey What” dirompente e originale.
Di Alex “Amptek” Marenga.
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1. Hey What – Double Negative
Low sono una band statunitense mormone fondata nel 1993 e protagonista di un mix sonoro inconsueto in cui convergono elementi di alternative rock, folk e ultimamente elettronica.
L’elettronica inizia a comparire dal 2007 ma è su “Double Negative” del 2018 prodotto da BJ Burton che i Low realizzano uno dei migliori dischi del decennio.
Era indubbiamente difficile mantenere il perfetto equilibrio fra scrittura, vocalità ed elettronica proposto in “Double Negative” ma questo nuovo lavoro “Hey What”, pur avendo una minore omogeneità, mantiene la proposta dirompente ed originale dei Low.
Il vocalismo di Alan Sparhawk e Mimi Parker è uno degli elementi più complessi da saldare a questa scelta elettronica cupa e al limite del noise operazione riuscitissima su “Double Negative”.
2. “Hey What”
La prima parte di “Hey What” resta monolitica, una suite rumorista in cui le voci sono anch’esse parte della tessitura sonora.
Il brano d’apertura “White Horses” utilizza un’elettronica dura e affilata sostitutiva di un movimento che un tempo sarebbe stato affidato tipicamente alle chitarre elettriche, una tessitura a cui le voci si appoggiano ma in cui anche entrano miscelandosi alle distorsioni digitali.
Come in una suite il movimento prosegue su “I Can Wait” che termina su un drone che fa da ponte verso “All Night”, un brano dal sapore quasi pop che si appoggia a un ruvido tappeto digitale.
“Disappering” mantiene questo anomalo equilibrio fra l’asprezza dei suoni elettronici e i movimenti melodici delle voci.
“Day Like These”, con il suo approccio spiritual, malgrado i pesanti filtraggi elettronici di post-produzione, è un momento che si sgancia dalla cupezza che caratterizza tutta la prima parte. L’idea della struttura spiritual è spiazzante e forse può sembrare squilibrata rispetto all’atmosfera instaurata nella prima sezione dell’album, ma il brano resta un piccolo gioiello.
“There’s a Comma After Still” si apre su un graffiante noise digitale e rappresenta un momento strumentale che riporta alle atmosfere dark della prima sezione del disco. “Don’t Walk Away” è un brano melodico, una ballad, sempre pressofuso nelle timbriche sintetico-digitali.
“More” è un brano folk-rock su un riff elettronico mentre “The Price You Pay (It Must Be Wearing Off)” riporta alle atmosfere del primo brano.
3. Conclusioni
L’operazione che sembrano fare i Low è senza dubbio inaspettata e originale, la scrittura e l’approccio esecutivo delle voci è quello che avrebbero anche accompagnandosi con strumenti acustici o elettrici. Le canzoni sono eseguibili tranquillamente con una chitarra e due voci e funzionerebbero egualmente.
Ma il tutto è avvolto in una cortina elettronica digitale ruvida e distorta.
In questa fase appare chiaro che l’impiego di suoni elettronici abbia contaminato una grande quantità di produzioni ed è divenuta, in molti casi a scoppio ritardato, una farcitura per materiale che sarebbe stato prodotto, fino a poco tempo fa con i consueti strumenti elettrici ed acustici del pop-rock.
Questa proliferazione ha determinato un’inflazione di sonorità digitali basate su preset abbastanza prevedibili tenendo conto che ormai il mercato è sommerso di tonnellate di campioni, loop, suoni-preset, virtual instruments in grado di generare qualsiasi cosa.
La scelta dei Low è stata quella di dare una forte e riconoscibile identità all’universo timbrico che stanno impiegando e anziché puntellare le songs con suoni elettronici consueti, che in alcuni casi sarebbero la soluzione più ovvia data la natura delle composizioni, i Low scelgono di interagire con suoni lancinanti creando un bipolarismo stilistico originale.
La natura del loro indirizzo timbrico ricopre qualsiasi brano di una patina scura e drammatica, i suoni sono ruvidi e rumoristici, mentre la scrittura melodica sembra avere un mood differente, questa schizofrenia rende il prodotto imprevedibile e originale.
Nel complesso “Hey What” mantiene le promesse ed è un degno seguito di “Double Negative” candidandosi fra i migliori dischi del 2021.




