Keep Shelly in Athens è uscito V, la recensione

0
84 views
Keep Shelly in Athens è uscito V, la recensione

Keep Shelly in Athens è uscito V, la recensione

V è l’ultima fatica dei Keep Shelly in Athens. Un album che si presenta come un viaggio sulla ostinazione dell’effimero, una ricerca meticolosa delle timbriche invisibili che connettono memoria e desiderio.

La forza di questo album risiede nella capacità di sedurre con eleganza e stile, di avvolgere l’ascoltatore in un mondo di suoni che richiamano lo spazio infinito. La struttura compositiva è un modello di architettura post industriale, dove ogni elemento naviga liberamente per poi ricomporsi in maniera sorprendente. Siamo di fronte all’arte della sottrazione, dove ogni nota, ogni effetto, è un perfetto incastro di puzzle.

La scrittura dei brani ha mille volti, spesso sostenuti di synth che dipingono sfondi cinematic, ricordando le suggestive ambientazioni di band come i M83 o le evocative atmosfere dei primi Boards of Canada, seppur con un’impronta meno analogica e più cristallina. Le linee di basso, discrete ma fondamentali, fungono da àncora in questo mare magmatico, fornendo una spina dorsale quasi sub-cosciente ai brani, evocando la sensazione di un dub elettronico filtrato da un velo di sogno.

Sarah P
Sarah P

I testi dei Keep Shelly in Athens sono piccoli poemi ermetici, frammenti di un diario perduto o di una cartolina non consegnata. Le parole di Jessica Bell evocano immagini di transitorietà, di ricerca di connessione e di un’ineludibile malinconia crepuscolare, e V è una sorta di propensione alla suggestione, all’allusione.

Si percepiscono echi della poesia simbolista, con la sua enfasi sull’evocazione piuttosto che sulla descrizione, esistenzialismo velato, dove la bellezza si trova spesso nell’accettazione della precarietà. È una poetica che sussurra, e proprio in quel bisbiglio si cela una forza del disco. La vocalità di Bell, soffiata e volatile, diventa essa stessa uno strumento, un timbro aggiuntivo che si fonde con l’elettronica a tratti minimale, talvolta quasi impercettibile, come una ninfa che emerge da una foschia mattutina.

Il mondo su cui gira V è senza dubbio un dream pop che ha assorbito e metabolizzato un vasto panorama di influenze. Immaginate i Cocteau Twins che dialogano con i The xx in un mondo post industriale notturno illuminato da insegne al neon. C’è la fluidità e l’atmosfera avvolgente del chillwave degli anni 2000, un genere che la band ha contribuito a definire, ma qui si avverte una maggiore consapevolezza spaziale, una ricerca di profondità percettiva.

Le incursioni dei Keep Shelly in Athens nell’elettronica/ambient sono determinanti, e creano una sensazione di sospensione temporale. È come se gli Stars of the Lid avessero deciso di scrivere colonne sonore per storie d’amore. Nonostante l’assenza di chitarre distorte o di ritmi incalzanti tipici del post-rock più aggressivo, l’album possiede una sua particolare intensità, una tensione sotterranea che si manifesta attraverso pattern sonori graduali e risoluzioni quasi immateriali.

In alcuni frangenti, si possono cogliere frammenti di un’indie dance più raffinata, quasi un disco-pop malinconico, che ricorda le produzioni più eteree di artisti come i Washed Out o i Toro y Moi, ma sempre con quel velo di mistero e distacco che è diventata la firma distintiva della band greca. L’album è un omaggio a un’estetica che privilegia l’atmosfera rispetto alla melodia, il mood rispetto al motivo facilmente memorizzabile.

V” è quel particolare tipo di disco che si rivela appieno solo dopo diversi ascolti, quando le sue sfumature emergono dall’oscurità e le sue architetture si manifestano in tutta la loro delicata grandezza. Per chi ha amato le loro opere precedenti, sarà una conferma della loro evoluzione. Per chi si avvicina per la prima volta a questo mondo musicale, sarà un’iniziazione a un universo timbrico dove la quiete può essere tanto assordante quanto il fragore, e dove le emozioni più complesse si annidano negli spazi vuoti, tra una nota e l’altra.

Un plauso ai Keep Shelly in Athens per aver avuto il coraggio di raffinare ulteriormente il proprio linguaggio, regalandoci un’opera di rara bellezza e sottigliezza espressiva.

Laura T.

Keep Shelly in Athens – Discografia essenziale

  • In Love With Dusk / Our Own Dream (2012)
  • At Home (2013)
  • Now I’m Ready (2015)
  • Philokalia (2017)
  • Among Wolves (2023)

Leggi anche:

Ulver – Neverland la recensione

Album 2026 la lista dei dischi che usciranno

Tidal la piattaforma streaming audio qualità Hi Fi, la prova

Miles Davis Ascensore per il Patibolo colonna sonora del film

Keep Shelly in Athens è uscito "V" la recensione