Ennio Morricone è morto, aveva 91 anni

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Ennio Morricone è morto (1928-2020) con lui scompare il musicista italiano più influente della seconda metà del XX secolo, capace di muoversi fra i più disparati suoni della “popular music” e le intricate sperimentazioni dell’avanguardia contemporanea.
Morricone ha avuto al suo attivo una carriera sterminata caratterizzata dall’enorme produzione di colonne sonore che nel trentennio 60-80 ha raggiunti livelli qualitativi altissimi.

Il suo grande successo mondiale è legato alle fortune dello “spaghetti western” e dei film di Sergio Leone, Sergio Sollima e Sergio Corbucci per i quali realizzò le musiche, ma il suo enorme talento gli permise di non legarsi al “cinema di genere” ma di intrecciare collaborazioni con le migliore firme del cinema internazionale da Brian De Palma a Quentin Tarantino.

Un elemento caratterizzante che ha determinato le fortune della colonna sonora italiana al punto da farla divenire un genere a sé stante (“Italian soundtracks”) è stata la capacità dei suoi autori di immettere in quelle partiture un gusto melodico e orchestrale universalmente riconoscibile come figlio della grande tradizione della musica classica italiana, e in questo Morricone è stato un maestro indiscutibile.

Morricone è stato in grado di rimodellare e ricontestualizzare dentro un contesto stilistico originale e personale tutto il materiale sonoro che gli si presentava, frutto di mode o di correnti prevalenti nella popular music o nella colonna sonora, dalle chitarre degli Shadows al jazz, dai ritmi del rock alla bossa nova caratterizzando il tutto con una marca compositiva riconoscibilissima.

La sua attività negli anni ‘60 nella musica commerciale ha reso immortali anche le canzonette degli urlatori e dei cantanti scapigliati dell’epoca, da Gianni Morandi a Edoardo Vianello, fino al capolavoro firmato con Ghigo de Chiara e Maurizio Costanzo “Se Telefonando” (1966), marcandoli con un marchio di fabbrica inconfondibile negli arrangiamenti, oggetto di campionamento anche in anni recenti.

La sua produzione sperimentale lo ho visto all’interno di uno dei più importanti progetti d’avanguardia del ‘900 nel nostro paese “Il Gruppo di Improvvisazione Nuova Consonanza” ma lo ha portato a sviluppare una produzione orchestrale parallela e indipendente dal mondo della colonna sonora.

La sua abilità nel proporre idee sperimentali all’interno della musica da film, in particolare horror e thriller degli anni 60-70 (Come “L’Istruttoria è Chiusa: Dimentichi” del 1971, “Gli Occhi Freddi della Paura”, sempre del 1971 o le collaborazioni Argentiane) gli permise di sperimentare sonorità atonali e rumoristiche anche dentro il commento sonoro delle pellicole di genere.

Ma l’impatto che ha avuto Morricone nell’immaginario collettivo “pop” a livello internazionale è paragonabile a quello ottenuto dalle grandi star della “popular music” come i Beatles o Elvis, ed è un caso unico, negli anni recenti, in cui un personaggio e una serie di produzioni italiane abbiamo avuto una tale rilevanza internazionale.
Morricone è stato anche un grande autore di temi melodici, capace di gestirne la tensione emotiva con un’inconfondibile maestria nel contrappunto e nelle progressioni armoniche assegnate all’orchestra.

Abile nel caratterizzare i brani anche solo inserendovi dei melismi e delle particelle melodiche di rifinitura e capace di sfruttare le abilità dei suoi collaboratori, alcuni dei quali significativi alla definizione del sound morriconiano di una certa fase (e in certi casi di tutto l’italian soundtrack), come Alessandro Alessandroni (mitico fischiatore, cantante, chitarrista e polistrumentista) e la magnifica vocalist Edda dell’Orso (Cantori Moderni).

Vincitore di due Oscar tardivi (uno nel 2007 alla carriera e l’altro nel 2016 per “The Hateful Eight”) , uno dei quali ottenuti grazie alla collaborazione con Quentin Tarantino, che è stato uno dei maggiori estimatori dell’italian soundtrack all’interno del cinema moderno, le sue idee sonore sono state riassorbite e riproposte da innumerevoli artisti della “popular music”, dal rock al jazz, da Enrico Pieranunzi a Pat Metheny, dai Metallica ai Clash, da John Zorn a Mr.Bungle.

Con Morricone scompare un pezzo importante della cultura italiana, un personaggio trasversale ai linguaggi e alle collocazioni abituali della musica, apprezzato a livello “leggero” nell’ascolto più popolare ma capace di appartenere anche alla musica “colta” e al mondo della sperimentazione, una figura figlia dei suoi tempi e della prolificità di un’epoca lontana.

Alex “Amptek” Marenga