Il nuovo album degli Autechre si intitola “Plus” ed è uscito senza la minima promozione o video anticipatore come del resto era avvenuto per il suo predecessore. Anche la copertina ricalca quella di “Sign” ma si presenta come un lavoro diverso a livello musicale.

Di Alex “Amptek” Marenga

Laddove “Sign” era, per la maggior parte, incentrato su semplici schemi armonici con sviluppi non sempre concludenti “Plus” recupera l’approccio atonale, asimmetrico e rumoristico tipico del duo negli ultimi anni.

Anche quando gli sviluppi dei brani sembrano non essere affidati alle ritmiche le timbriche e le linee melodiche seguono sviluppi algoritmici e dissonanti, un metodo di lavoro più idoneo alla produzione degli Autechre anche se sostanzialmente aggiunge poco ai prodotti sfornati negli ultimi anni.

Il punto di forza di Autechre è nella ricerca di intrecci e suoni fuori dal “normale” e “Plus” torna con il timone in questa direzione più “classica” nella quale è evidente l’uso di software generativi e linee melodiche matematiche lasciando da parte un approccio tonale meno proficuo e troppo semplicistico.

Qualcuno ha detto che i due dischi potrebbero essere stati pensati per essere suonati in contemporanea e forse questo darebbe più coerenza a “Sign” o forse siamo stati difronte al tipico eccesso di produttività che ha sempre attraversato la popular music e che affliggeva anche i doppi-tripli album delle varie band storiche del rock che spesso ci infilavano anche brani che potevano fare a meno di pubblicare.

Autechre – Plus traccia per traccia

Ma a parte il parziale scivolone di “Sign”, che comunque conteneva degli episodi pregevoli, “Plus” sia di nome che di fatto ha una marcia in più.
“ DekDre Scap B” parte subito col piede giusto, una ritmica asimmetrica che si intreccia sempre di più su suoni elettronici “storti” che entrano in modo disarticolato su un una linea di basso astratta.

“7FM ic” inizia con suoni modulati e dissonanti in contrasto a un groove ipnotico semi-regolare, qui si sentono le linee di codice software interagire con la continua manipolazione timbrica che segue un algoritmo caotico.
“marhide” parte con un ritmo spezzato e asimmetrico, un groove lento e zoppicante, sul quale si innesta un pad continuo che si muove sfruttando movimenti irregolari di pan pot e continue modulazioni del suono. Il risultato è suggestivo e al contempo anche disturbante, l’idea manipolativa del timbro è buona ma i due evitano di protrarla creando uno sviluppo di soli 3:43.

“ecol4” inizia con una ritmica dalle timbriche autechrose che gioca sui reverse e le fasi del suono sulla quale si muovono movimenti melodici randomici e atonali. I timbri sfruttati sembrano utilizzare la modal synthesis e ci troviamo innanzi al tipico brano labirintico e intrecciato a cui protendono le sperimentazioni del duo.
“ecol4” è fra gli episodi più lunghi dell’album ed è direttamente ricollegabile alle “NTS Sessions”.

Dopo circa 5 minuti il groviglio ritmico si sfalda e resta una sequenza di suoni modali metallici atonali sempre più rarefatti e spezzati su una pulsione ritmica semiregolare. L’intrico di suoni metallicosi si disintegra timbricamente con una serie di stretching e nella sezione conclusiva del brano parte un groove semi-regolare sul quale i timbri rumoristico-atonali continuano ad essere manipolati.

“lux 106 mod” è un brano senza ritmica, riconducibile alle atmosfere di “Sign” e ai suoi schemi strutturali.
Sugli accordi minori portanti si dipanano sequenze di melodiche modulate che grazie a scelte timbriche suggestive riescono a rendere il brano liquido e astratto.

Il Brano migliore

“X4” è uno degli episodi migliori del disco.
Un ritmo irregolare ma con un groove incalzante scandito da noises elettronici e frammenti melodici che si intrecciano in varie linee melodiche sia di bassline digitali che di sequenze di note alte creando una tessitura che porta il brano a una crescita esponenziale dandogli una dimensione dance sperimentale.

Il brano si sviluppa per oltre 12 minuti grazie alle continue mutazioni timbriche e all’inserimento di suoni e ed effetti timbrici. Negli ultimi minuti ritmiche e suoni si disgregano in un lento pad finale. Siamo ancora nella “comfort zone” degli Autechre.
“iipre esc” è un altro brano senza ritmica, anche qui si insiste sullo schema “sequenza di accordi e sviluppo sovrastante di sequenze melodiche modulate”, il brano cresce per circa tre minuti usando questa soluzione con la graduale sovrapposizione di altri suoni ma nella seconda parte si disintegra svuotandosi di colpo lasciando una leggera sequenza dissonante da sola come finale.

“else 0” è un altro brano che parte senza supporto ritmico. Si fonda su una sequenza circolare di note quasi barocca sulla quale avvengono continue modulazioni timbriche, una seconda linea alta si contrappunta ma ambedue le linee subiscono continue manipolazioni. Il risultato, sia per scelta timbrica, che per idea sonora si discosta dai brani “accessibili” di “Sign” e assume un’aria quasi sinfonica.

“TIM1 Open” inizia direttamente su una cassa dritta, due sequenze dissonanti, dei suoni astratti di pad e note frammentate di pianoforte. I suoni di sequenza sono continuamente modulati nel filtro come una bassline, movimentati nello spazio stereofonico e nel reverbero danno luogo a uno dei momenti migliori dei due dischi Autechre. Il brano è un episodio di “abstract-techno”, la ritmica è sostenuta dal solo pattern di cassa e questa dicotomia con il mondo sonoro sovrastante dà luogo a un momento suggestivo e completamente diverso dal contenuto proposto nei due album.

Lo sviluppo di protrae per 7-8 minuti e quello che caratterizza la sezione finale è il suono di pianoforte e il suono di cassa che rallentato diventa un impulso sonoro di basso. La coda è un momento di minimalismo sperimentale.

Autechre Plus – Conclusioni

“Plus”, fatto salvo che non escano ulteriori lavori successivi, rappresenta un disco più convincente di “Sign”, probabilmente con una selezione più ferrea del materiale dei due album ci saremmo trovati difronte a album molto più solido.

“Plus” propone il radicalsmo abituale del duo che sicuramente Autechre si dimostra più concludente quando lavora sul materiale timbrico e ritmico più che su armonie tradizionali.
Influisce anche la durata medio-lunga di alcuni brani “chiave” che sembra essere più produttiva, dove la tecnica consolidata attorno a software generativi, synth virtuali e modulari gli permette di mettere in scena un repertorio di sperimentazioni più stimolante anche se sostanzialmente ripropone i clichè ascoltati negli anni recenti.

L’album è infatti consequenziale alle scelte stilistiche e formali degli ultimi anni nei quali Autechre hanno intrapreso un approccio matematico alla scrittura mediato dalla programmazione dove manca l’interazione fisica con le interfacce materiali tradizionali (tastiere, pad, strumenti manuali) e che trova forza proprio nella sperimentazione più astratta.

“Plus” è senz’altro un prodotto che risponde maggiormente alle attese e all’autorevolezza del progetto Autechre anche se qui non esplora nuove direzioni ma si muove sui territori consueti.

https://open.spotify.com/album/5V9HrJ2u1noLUk0V4HF8uM