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Nubiyan Twist “Chasing Shadows” la nostra recensione
Oggi ci immergiamo nel mondo di “Chasing Shadows”, il nuovo album con cui i Nubiyan Twist hanno cristallizzato la loro identità nel panorama contemporaneo. Per chi non conosce a fondo il mondo dei Nubiyan Twist, va detto che potrebbero essere una sorta di evoluzione del jazz contaminato, questo disco rappresenta una vera e propria mappatura antropologica del suono.
di Marco Wr.
Intro.
Per comprendere appieno la caratura dei Nubiyan Twist, occorre abbandonare l’idea della band tradizionale e abbracciare il concetto di “fucina creativa policentrica”. Nati tra le mura del prestigioso Leeds College of Music poco più di un decennio fa, sotto l’egida del chitarrista e produttore Tom Excell, il collettivo ha saputo creare una transizione stilistica fondamentale: dal jazz più classico alla celebrazione della cultura del groove inteso come linguaggio universale.
La storia dei Nubiyan Twist è una cronaca di nomadismo artistico. Sebbene le radici affondino nella scena di Leeds – nota per un approccio rigoroso ma sperimentale alla composizione – è l’approdo a Londra che ha agito da catalizzatore chimico.
La band ha operato una sintesi dialettica tra la precisione degli arrangiamenti per fiati (spesso di derivazione classica e be-bop) e l’urgenza ritmica delle sottoculture urbane. Il loro percorso discografico, dal debutto omonimo del 2015 fino alle ultime evoluzioni di Find Your Flame e dei lavori precedenti, testimonia un progressivo abbandono della forma canonica a favore di un iper-formalismo sonoro dove ogni strumento è una particella di un acceleratore ritmico.
Definire lo stile dei Nubiyan Twist è semplice ma complessa allo stesso tempo. La loro musica è un palinsesto sonoro dove convivono diverse ere geologiche della musica nera.
Al centro del loro mondo musicale vive una poliritmia trasversale, una sorta di incastro che attinge dall’Highlife ghanese e dal Soukous, riprocessati attraverso la sensibilità del Broken Beat britannico. Il basso di fatto non è altro che un vettore di gravità che ancora le fughe armoniche dei fiati.
La scelta di ruotare diversi vocalist è una necessità compositiva. Ogni voce apporta una diversa consistenza al brano, permettendo alla band di mutare pelle: dalla morbidezza del neo-soul alle asperità declamatorie tipiche della dub-poetry.
A differenza di molti ensemble contemporanei, i fiati dei Nubiyan Twist non operano per blocchi monolitici. Assistiamo a un contrappunto speculare dove tromba, sassofono e trombone dialogano in un gioco di tensioni e rilasci, evocando la complessità delle big band di epoca swing rilette in chiave postmoderna.
Un altro aspetto interessante è la totale assenza di autocelebrazione solistica. Nei Nubiyan Twist vige una democrazia estetica: il virtuosismo è asservito alla coerenza d’insieme.
Nubiyan Twist “Chasing Shadows” Il disco:
I testi di “Chasing Shadows” rifuggono la narrazione lineare per abbracciare un’esegesi del mondo urban. C’è una tensione costante tra l’effimero e la concretezza del vissuto. La scrittura si muove attraverso anfratti concettuali dove il desiderio di rivalsa sociale si mescola a una ricerca quasi metafisica dell’io.
Evitando la banale autoanalisi, la band preferisce una dissezione lirica della realtà: le parole diventano tessere di un mosaico che descrive la frenesia della metropoli londinese, letta però attraverso una lente universale, con una dialettica che interroga il tempo e lo spazio, rendendo ogni traccia un piccolo trattato sulla adattabilità umana.
Architettura Compositiva e Geometrie Sonore
Se analizziamo la struttura dei brani, ci troviamo di fronte a una polifonia rizomatica. La sezione fiati agisce come un’entità, creando contrappunti che sfidano la consueta forma-canzone.
La sezione ritmica è un congegno che sposa il battito cardiaco dell’Afrobeat con la precisione chirurgica del Neo-soul.
L’uso di modi dorici e misolidi conferisce al mood sonoro una colorazione antica ma intensa, evitando le risoluzioni armoniche più ovvie per prediligere sospensioni che lasciano l’ascoltatore in uno stato di piacevole tensione cognitiva.
Lo spessore sonoro è ottenuto tramite mille sfaccettature: ogni strumento ha una propria autonomia timbrica che converge in un flusso sonoro di estrema coerenza.
Coordinate Storico-Artistiche e Influenze
I Nubiyan Twist “Chasing Shadows” sono figli di una diaspora sonora che affonda le radici nella prestigiosa Leeds College of Music, ma il loro albero genealogico è vastissimo. In “Chasing Shadows” riecheggia la lezione magistrale di Fela Kuti per quanto riguarda l’urgenza ritmica, filtrata però attraverso la sensibilità armonica di un Herbie Hancock d’annata.
Possiamo scorgere riferimenti alla psichedelia jazz degli anni ’70, ma anche una profonda connessione con l’Ethio-jazz di Mulatu Astatke, specialmente nell’uso dei fiati che evocano atmosfere ipnotiche e scarne. Non manca un ossequio alla cultura del sound system britannico, dove il bass line ha una presenza fisica che sostiene l’intera impalcatura sonora.
Nubiyan Twist “Chasing Shadows” è un manifesto di iper-eclettismo. Si passa dal calore dell’Highlife ghanese a spigolosità quasi matematiche tipiche dell’Experimental Rock, senza mai perdere l’eleganza che contraddistingue il collettivo. E’ un album per chi ama la complessità timbrica e la cura quasi artigianale riservata alla post-produzione, dove i riverberi analogici donano una profondità quasi tattile all’intero disco.
Nubiyan Twist “Chasing Shadows” è un’opera che elude l’obsolescenza programmata del mercato discografico attuale, ed è un viaggio attraverso la metamorfosi del ritmo.
Line up
“guitarist/producer Tom Excell and introduces new lead vocalist Eniola Idowu. The core collective features bassist Luke Wynter, pianist/keyboardist Lewis Moody, drummer Finn Booth, and a four-piece horn section: Nick Richards (alto sax), Denis Scully (tenor sax), Hannah-Mae Birtwell (baritone sax), and Jonathan Enser (trumpet)”
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