Scott Henderson trio, vedere un concerto dopo 3 anni

Non assistevo ad un concerto da quasi 3 anni, un astinenza per me insopportabile visto che la musica è una delle mie grandi passioni, ma Scott Henderson mi ha rigenerato. Si certo ho visto qualche piccolo spettacolo dal vivo, ma niente di importante o di “serio”; ieri sera quindi mi sono recato all’Auditorium a vedere Scott Henderson trio.

Siamo a Roma, è l’11 aprile 2022. Location, Auditorium parco della musica.

Entrare in una sala atta all’uopo è stata un emozione incredibile e quasi distopica, emozionato come un infante mi siedo in attesa del concerto; i pensieri nella testa mi frullano come un martello pneumatico impazzito. Come è stata possibile una astinenza così lunga? Il covid certo, il non poter fare le normali cose che facevo sempre, come ad esempio andare a vedere un qualunque concerto, e si, come ben sappiamo questi quasi 3 anni sono stati terribili per tutti.

Però adesso sono seduto qui, si abbassano le luci ed entra la band, Scott Henderson, Romain Labaye (basso) e Archibald Ligonnière (batteria).

Scott Henderson trio.

Il concerto è volato, le quasi due ore di set mi sono sembrane 2 minuti, un concerto fantastico superiore alle mie aspettative, e con mio sommo stupore completamente diverso da come lo immaginavo.

Dimenticatevi i Tribal Tech, o Tore Down House, People Mover e via dicendo; Scott Henderson oramai vola su altri mondi, un alieno con la chitarra in mano, suona scomponendo l’armonia, stilisticamente selvaggio ed incontenibile, scale marziane e spezzate, passaggi trancianti e fraseggi folli fino quasi al “fuori armonia”, in altri termini uno assurdo mix tra m.e.t.a.l. dadaista, e musica d’avanguardia con derive sperimentali davvero ardite.

Nessun riff o melodia per più di 3 secondi, in altri termini posso affermare di aver assistito ad un concerto di “musica in libertà”, senza steccati e senza genere, cosa davvero rarissima al giorno d’oggi.

Archibald Ligonnière è un vero picchiatore che lascia davvero poco spazio alle raffinatezze, colpisce allo stomaco e al mento senza preoccuparsi delle conseguenze, nei momenti topici si fa prendere dalla foga e deborda legnoso, fino a diventare quasi fracassone, ma a tenere le redini della band è Romain Labaye, straordinario e virtuoso bassista di scuola Pastorius (ma chi non lo è!?), lui però deve essere stato folgorato sulla “via di Damasco” perché sentirlo suonare è davvero una quasi copia di Jaco, impressionante, perfetto, arrembante, pulito, dove ogni nota è quella giusta, perfetta, cristallina, pochi bassisti hanno la sua velocità e tenuta di stile.

Il finale ci ha regalato anche una spettacolare versione di Black Market dei Weather Report, (avevo scritto Teen Town, errore di rincoglionimento).

Scott Henderson è peraltro persona davvero simpatica e alla mano, un giocherellone che si diverte facendo musica (e si vede), si prende in giro e scherza con il pubblico: ” chi di voi presenti questa sera è un chitarrista??” Hanno alzato la mano praticamente tutti, tranne me.

Tornare dopo quasi 3 anni a vedere un concerto del genere, devo dire che è stato davvero un bentornati alla vita, che speriamo non venga ulteriormente oscurata da ciò che il momento drammatico ci sta mostrando.

Prince Faster.