Ogni epoca ha la sua musica, e questi sono 20 dischi del 1997 da avere; cercare di affermare che un periodo sia artisticamente migliore di un altro, è solo una congettura del tutto personale.
Gli anni 60 sono stati i migliori, si forse, anzi quasi sicuramente, no anzi furono gli anni 70 o forse gli anni 90!? Per carità, meglio patteggiare un articolo di Bertoncelli con un aforisma di Pippo Franco.
Nel 1997 uscivamo dall’ubriacatura “Grunge”, avevamo lasciato alle nostre spalle il periodo 80 che, nonostante la tanta buona musica, fece più danni delle cavallette; prendiamo ad esempio la musica indie; ah, i termini, i generi, le mode musicali, e chi si inventa i generi!?!? beh è chiaro ed è sempre stato così, i giornalisti, quelli che scrivono di musica e “scrivere di musica è come ballare di architettura” diceva Frank Zappa, però devo ammettere che c’era molta eccitazione intorno al fenomeno indie, Londra trasudava “modernità” musicale, anche se i Monochrome Set avevano già partorito così tanti figli, che i conigli a confronto sembravano sterili.
Era il 1984 mi trovavo a Londra (dove ero già stato qualche anno prima), mi ritrovai nella palazzina della Rough Trade che se non ricordo male era a Notthig Hill o forse a Kensington, no anzi sicuramente sbaglio visti i 35 anni passati; comunque, alla Rough Trade intervistai in sequenza e in un solo pomeriggio i Microdisney, gli Smiths e forse anche i Woodentops ma non ne sono certo, non ricordo con precisione.
Per carità ero eccitatissimo mentre salivo quelle scale strette!? che portavano agli uffici di una delle label più trendy dell’epoca, ricordo quel viaggio nella Londra new wave come una sorta di frullatore musicale senza tappo. In quei giorni ebbi la fortuna di conoscere, tra gli altri, anche Andy Warren bassista dei Monochrome Set. La musica si suonava ad ogni angolo di strada, c’erano concerti ovunque con tre quattro band per ogni club, locale o buchetto sfigato e mal messo. Mi piaceva quella Londra così spammata e dalle fattezze new romantic.
Mi piacque anche qualche anno più tardi, ma la musica era cambiata, l’aria era cambiata, il mood era cambiato, la gente che suonava era cambiata ed erano cambiati anche gli odori o il puzzo dei club. La musica però era ancora una volta, ottima musica. Erano gli anni 90.
In quel contesto capii che gli anno 90 furono una vera e propria esplosione di colori musicali, anche se “ogni epoca vive i suoi generi”, ma forse ogni genere musicale non è del tutto appellabile alle epoche; il 1997 però, fu uno di quegli anni che colorarono un epoca.
Leggendo questi venti titoli, si capisce quanta fantasia, e voglia di esprimere concetti musicali “altri” si respirava; è altrettanto ovvio che la musica è sempre conseguenza del tempo in cui vive, ma è altrettanto vero che di dischi che riescono a superare le sabbie mobili del tempo se ne trovano davvero pochi.
C’era quella innata voglia di oltrepassare il cristallizzato mondo degli anni 80, ma c’era anche la determinazione di regalare ai posteri musica senza tempo; qualcuno ci riuscì, qualcun altro lasciò un eredità meno ricca.
Prince Faster
20 album del 1997 da avere.
Radiohead – OK Computer
Björk – Homogenic
Ulver – Nattens madrigal
Thievery Corporation – Sounds from the Thievery Hi-Fi
Amon Tobin – Bricolage
The Prodigy – The Fat of the Land
Godspeed You! Black Emperor – F♯ A♯ ∞
Oasis – Be Here Now
Biosphere – Substrata
Robert Wyatt – Shleep
The Chemical Brothers – Dig Your Own Hole
Jim O’Rourke – Bad Timing
Mogwai – Young Team
Deftones – Around the Fur
Sigur Rós – Von
Roni Size & Reprazent – New Forms
Portishead – Portishead
Spiritualized – Ladies and Gentlemen We Are Floating in Space
Apollo 440 – Electro Glide In Blue
Blur – Blur
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