Peter Blegvad and Andy Partridge

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Andy

Peter Blegvad and Andy Partridge – Gonwards

Mi sono chiesto: ma che cavolo sto ascoltando? eppure le recensioni che avevo letto si sperticavano a raccontare le meraviglie che erano contenute in questo fardelloso album fiumi di inchiostro benedetto gettati su fogli virtuali di giornaletti virtuali, per carità la musica è bella perchè ognuno se la ascolta come meglio crede però da qui a dire che questo è un capolavoro santiddio ce ne vuole, o meglio, sparassero meno cazzate quelli che scrivono di musica e invece di vergare a lettere di fuoco ogni recensione come se fosse la santificazione della madonna pensassero un po a chi poi il disco se lo va a comprare e sborsa 10/15 euri.

Così carico di aspettative e felice come un pupo mi sono messo ad ascoltarlo una, due tre volte, poi mi sono fermato perchè ogni cosa ha il suo limite sopratutto se è un disco che proprio non stimola, vecchio come il cucco ma passi il cucco ammesso che sia come il buon vino vecchio ma buono, ma buono non è ma neanche vino perchè se così fosse in vino veritas ed invece niente verità solo velleità di chi invece di andare a zappare la terra scrive recensioni mistificando anche le più banali delle realtà, il disco è brutto e noioso, palloso ecco, palloso forse è l’aggettivo che più si confà a questo disco.

Eppure Peter Blegvad ha suonato con mezzo mondo, dai Golden Palominos a John Zorn viva dio, Andy Partridge con gli XTC viva la madonna, ma questo non vuol dire nulla, quando sei cotto sei cotto punto e basta.

Tra tutti salvo il primo brano che gioca un po a fare il dissonante ma neanche troppo, e The Dope on Perelman, ma santa pace due canzoni non valgono un nove in paggella, si avete letto bene paggella con due GG, che poi mi vuoi riscrivere la storia del blues chissene frega, se la riscrivi male fa male a me e al blues.

P.S. però voglio tanto bene a Partridge pechè con gli XTC mi ha fatto enormi regali musicali.