The i.l.y’s Scum with Boundaries recensione

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The i.l.y's Scum with Boundaries

Ci troviamo spesso a cercare buona musica in giro per il web, ma quella buona si trova difficilmente, bisogna scavare, scavare a fondo e molto.

Spesso si scava fin dall’altra parte del globo e non si arriva a nulla, talvolta invece la musica buona sta proprio li di fronte a te e non te ne accorgi; non è il caso dei The i.l.y’s, anche se lo scorso anno ebbero un discreto successo sopratutto nel mondo della stampa specializzata all’epoca del loro primo disco “I’ve Always Been Good at True Love”

Il disco venne reso disponibile in free download, da allora, un po come i carbonari qualcuno iniziò a seguirli, a scriverne, (ma c’è un perchè) fino a quando il disco non divenne una specie di oggetto di culto.

Un mese fa circa, il duo ha pubblicato “Scum With Boundaries”, il disco a nostro parere è quanto di meglio uscito nel settore indie/garage/noise psichedelico;  detto questo la recensione potrebbe finire quì visti i folli accostamenti che la band ha prodotto nelle undici tracce, tutte, e senza timor di smentita, fuori da ogni regola indi-pendente. La storia è semplice, suonano quello che gli passa per la testa e basta, non strizzano l’occhio a nessuna tendenza o moda, al punto che mi ricordano i primi dischi dei grandi Cardiacs.

The i.l.y’s sono la perfetta storutra nel mercato indie/alternativo, che come sappiamo è più allineato di una major qualunque, inoltre secondo me la band è “vittima” di un sortilegio maligno, o meglio ancora, sono la cattiva coscienza della falsa industria indi-pendente discografica, la quale prima o poi dovrà fare i conti con la infausta “sindrome di Frankenstein”.

The i.l.y’s, è il side project di Zach Hill batterista dei Death Grips, una delle band più importanti ed influenti della scena musicale mondiale, al punto che possono vantare una schiera di fan che va da David Bowie a Tom Morello a Iggy Pop.

The i.l.y’s ad oggi rappresentano quel rumore assordante che molti non vorrebbero ascoltare, destrutturano la musica, rendendola stratificata nota dopo nota, scartavetrano le superfici rese lisce ed anonime da anni di insipienza musicale.

Zach Hill – vocals, drums, keyboards, guitar, production
Andy Morin – guitar, bass, engineering