St. Vincent, quando la musica diventa banale .

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St_Vincent

L’uso delle droghe a chi insiste nel voler fare recensioni dovrebbe essere vietato.

Ora, fermo restando il fatto che la musica è un pò come il calcio, viene da pensare che certi dischi siano così sopravvalutati perchè si rimane ipnotizzati e travolti da bordate di “illustri” recensioni d’oltre oceano per cui nessuno si sognerebbe mai di scrivere altro se non qualcosa che sia assolutamente in linea con il mare magnum dei blog più importanti del web, ma da qui a fare da scendiletto a cotanta porcheria musicale ce ne corre, e il fenomeno St. Vincent è uno di quei casi.

Diciamo che il livello musicale degli ultimi anni ha raggiunto quote talmente irrisorie che anche un disco mediocre come questo assume la forma di un capolavoro.

Di cosa stiamo parlando!? stiamo parlando di canzoni talmente scontate che viene l’orticaria solo ad ascoltare le prime tre. Prendiamo per esempio il primo brano.

Batteriaccia rabberciata che se uno prova a girare sul web ne trova a fiumi e suonate anche meglio, qualche accordo con il preset di qualche sfigatissimo sinth di dieci anni fa, e neanche il tentativo di costruire i “colori del suono” magari agendo sulla manopola del dente di sega o sinusoide o sul panpot del mixer porca puttana!!! o sul taglio delle frequenze tanto per dargli una parvenza di elaborazione creativa, ma va, neanche quello. Prendi un loop di batteria trascina col mouse la traccia, falla scorrere fino al terzo minuto e la canzone è fatta, mettici qualche accordo di chitarrina tanto per fare Lo Fi ed il gioco è fatto.

Se poi ti capita di ascoltare “Prince Johnny” ti rendi conto che se tuo nipote si mettesse a giocare con una Roland 606 del 1981 raggiungerebbe un risultato di gran lunga migliore.

Ma lo zenit del disco lo si raggiunge con “I Prefer Your Love”, anche qui una sezione ritmica (si fa per dire) trascinata col mouse per tutto il brano che dire scontata è fargli un complimento, tappentino di tastiera sotto, una buona voce, qualche bella melodia et voilà il gioco è fatto.

Il disco non sorprende, (mi) annoia, armonie, ritmiche e melodie banali, set e suoni scontati, e sopratutto ad ogni inizio canzone sai già come andrà a finire.

Per carità lei e carina, veste all’ultima moda e con tutta la gadgettistica del mondo appesa un po ovunque, ha un bel look, ma questo nella Musica non basta e sopratutto non ha nulla a che vedere con la musica, facesse la stilista.

Una canzone che potrebbe essere cantata da una qualunque cantante pop italiana e forse farebbe di meglio

2 COMMENTI

  1. E’una vita che lo dico, snobbiamo gratuitamente la musica italiana (anche se non è un granchè) a favore di ste cagate, basta che siano cantate in inglese.
    Gran segno di immaturità secondo me.

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