Pink Floyd, l’intervista tradotta in italiano

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The endless river

Per chi vuole saperne di più sul nuovo progetto dei Floyd qui troverà la traduzione dell’intervista

http://youtu.be/4r9Ry7zYLVs

Abbiamo tradotto l’intervista uscita il 9 ottobre 2014 alla BBC

Traduzione a cura di Giulia Lanciotti

Everitt: “The Endless River” ha un titolo molto evocativo, che si lascia a molte interpretazioni, anche se avete più volte ripetuto che l’interpretazione delle canzoni dei Pink Floyd sta molto all’ascoltatore. Tra tutti i possibili titoli, perché questo?

Gilmour: Volevamo creare una sorta di continuum con l’album “The Division Bell”, questo titolo è uscito dalla stessa sessione di registrazione. Proprio l’ultima frase in The Division Bell, nella canzone High Hopes, è “the endless river forever and ever”. Questa è la frase che chiude l’album, e abbiamo pensato che fosse appropriata, un’idea di fiume non nel suo senso letterale. E’ solo un infinito flusso continuo di qualcosa di magnifico, quello che abbiamo aiutato a creare.

Mason: Penso riassuma un aspetto della band. Ed è quel che facciamo dal 1966, in realtà, questo business di prendere un’idea, estenderla, esplorarla completamente, e renderla un qualcosa che si pone leggermente al di fuori della normale canzone pop, industria pop, lunghezza del pezzo, e così via. E’ straordinario, non unico, ma piuttosto straordinario quando hai una band che è cambiata, si è sviluppata, dove le persone sono andate e venute, ma ciò nonostante sembra ancora avere un suo suono personale e specifico. Qualcosa come “la somma è maggiore delle parti”, immagino.

Everitt: Guardando indietro all’enorme successo che avete avuto, come avete fatto a gestirlo?

Gilmour: All’inizio non avevamo chissà quanta fama, popolarità, soldi o altro, e il processo era piuttosto lento per gli standard moderni. Sai, quei cinque anni dopo essermi unito alla band in cui stavamo gradualmente crescendo, sì, stavamo andando discretamente bene. Riempi enormi stadi in America e fai un sacco di cose, ma il grande salto c’è stato con “Dark Side of the Moon” nel 1973, e io mi ero unito alla band nel ’68. Sono cinque anni. Sai, forse proprio tutto quel tempo e quel duro lavoro ci hanno aiutato a non perdere la testa completamente al tempo.

Mason: La cosa interessante di questa band è che abbiamo avuto successo, ma non fama individuale. Se vado da Sainsbury o cose del genere, non rischio di essere aggredito da un’orda di fan accaniti che vogliono strapparmi i vestiti. E come l’abbiamo gestita? Da una parte decisamente bene, dall’altra piuttosto male. Per come abbiamo gestito la band, non è stato particolarmente geniale iniziare a litigare l’uno con l’altro, minacciarsi, denunciarsi e tutto il resto, ma penso che il fatto che stiamo ancora riuscendo a fare cose oggi sia formidabile. E per quanto mi riguarda, penso ancora che uno dei nostri momenti più elevati sia stato riuscire a riunirci per fare il LiveAid qualche anno fa.

Everitt: Pensate che la complessità delle relazioni all’interno della band abbia contribuito a rendere la vostra musica così intensa e profonda? E che quelle difficoltà, in qualche modo, vi abbiano aiutato con la vostra musica?

Gilmour: Mmm, Dio, una domanda molto difficile. Io di mio lo dubito fortemente. Non sono sicuro, sai, avevamo tutti caratteristiche molto molto differenti. Roger era molto energico, ed un autore formidabile. Io avevo una sorta di approccio musicale più gentile, più melodico. Rick aveva il suo modo particolare di suonare il piano, trasudava emozione in una maniera sorprendente. Era una di quelle situazioni fortunate, dove la somma è maggiore delle parti. Ci siamo uniti e abbiamo creato qualcosa di magnifico.

Everitt: Avete mai considerato una qualche partecipazione di Roger a questo progetto?

Gilmour: No, no. No. (Ridono) Roger ha lasciato nell’ ’85, lo sai. Abbiamo fatto un paio di cose insieme da allora. Oggi andiamo ragionevolmente d’accordo, abbiamo fatto il LiveAid nel 2005, mi pare. Ed è andato tutto bene, ma in quel momento, fare le prove con Roger.. sai, un po’ come quando siamo andati ai Britannia Row nel ’93 e suonando insieme sono riemerse immediatamente le nostre modalità e tutti i lati positivi. Con Roger alle prove siamo ripiombati immediatamente nelle modalità che ti fanno capire perché davvero non potessimo fare più nulla insieme.

Mason: Ma sai, Roger è stato impegnato a fare tour in giro per il mondo per quasi tre anni ormai, e penso sia – be’, so che è molto felice. Lo show è stupefacente, cioè fantastico. Insomma, in un certo senso penso che noi possiamo andare avanti piuttosto bene con i nostri progetti, e lui con il suo.

Gilmour: E’ triste ovviamente, e altre persone sono probabilmente molto più tristi per me ma, semplicemente non andava. Insomma, per quanto avrei voluto che funzionasse, e ci sono momenti in cui penso, sai, le sue grandi capacità combinate con le mie funzionano piuttosto bene, ma.. semplicemente non andava.

Everitt: “Louder than words” come canzone parla di voi, delle vostre relazioni come band e come musicisti, e questa è la prima volta che fate una cosa del genere. Perché adesso?

Gilmour: Be’, penso che stiamo agli sgoccioli.

Everitt: Davvero?

Gilmour: Sì, stiamo invecchiando. Penso.. penso che sicuramente inizi sentire che se c’è qualcosa che non sei riuscito a fare, be’ questo è un buon momento per recuperare.

Everitt: Rimpiangete di non aver registrato di più voi tre insieme?

Mason: Oh sì. Sicuramente, cioè, considerato tutto, penso che sarebbe stato bello tirar fuori uno o due album in più.

Everitt: C’è altra musica in cantiere?

Mason: No.

Gilmour: Be’, Rick non c’è più. E’ morto. Questa sarà il nostro ultimo lavoro ad essere pubblicato.

Everitt: Definitivamente?

Gilmour: Mmm, sì, sono piuttosto, piuttosto sicuro che non ci sarà un seguito a questo. E mia moglie, Paulie pensava che questo testo fosse una buona idea per rappresentare, per descrivere, un modo per descrivere la simbiosi che ci unisce, o ci univa. E’ un peccato, ma è la fine.

Ho qualcosa di Rick su alcune sessioni di registrazione che avevo fatto per il mio progetto solista. Ho ancora delle tracce in cui suona Rick, che forse usciranno nel mio prossimo album. Perciò, be’, ci sarà ancora del materiale di Rick a venire, ma in un album solista, non in un album dei Pink Floyd.

Everitt: Perciò questa è la fine?

Gilmour: Mm.

Everitt: E’ una bellissima fine.

Gilmour: Sì, andrà bene.