L’incubo della tetta gigante indie

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big_tits

Da qualche notte faccio un incubo, una tetta gigante mi assale, o meglio, nel sogno mi sveglio di soprassalto perchè una musica assordante mi perfora i timpani, è musicaccia che esce fuori da una tetta gigante che si avvicina al mio letto che si trova in una stanza stretta e lunghissima, ha l’incedere di un esercito prussiano pronto all’attacco, io non riesco a muovermi seppure tenti disperatamente di alzarmi ma le lenzuola sono pesantissime ed io non riesco a spostarle.

Lo zinnone si avvicina e la musica diventa sempre più assordante, sudo, sangue inizia ad uscirmi dalle orecchie tappo gli orifizi con due tampax enormi. La musica che esce dalla tetta è sempre la stessa, è una canzone degli Sugarplum Fairy Sweet jackie, che è una canzonaccia, una noiosissima ballata da due soldi che avrò ascoltato a malapena forse una volta in vita mia, è identica a mille altre canzoni, gli Sugarplum Fairy sono una sfigatissima band svedese di britpop noiosi come pochi altri al mondo , lo zinnone è oramai arrivato a pochi centimetri dal mio letto la canzone si ferma di colpo e la tetta gigante mi esplode in faccia e dall’esplosione escono fuori centinaia di cateteri.

Fine dell’incubo.

Ora, premesso che non ho nulla contro i cateteri, figuriamoci contro le tettone giganti, ma ho delle serie perplessità sulla musica degli ultimi anni e forse è proprio per questo che nell’incubo risuonano le note degli Sugarplum Fairy.

Leggo spesso portali musicali inglesi tedeschi americani italiani per tenermi informato, ma quelli italiani sono i più faticosi da leggere forse perchè sparano così tante cazzate che ad un certo punto mi viene l’orticaria e forse è per questo che scrivo poco di musica sul mio blog, alla fine sono arrivato alla conclusione che esistono due tipologie di “critici musicali”:

Tipologia A: quelli di una certa età (i peggiori)

Hanno scoperto internet e ne sono lieti e giulivi perchè possono imbrattare con torrenti di inchiostro il web, una sorta di ascensore verso l’illuminazione divina, essi scrivono recensioni sversando tonnellate di rimandi a dischi, gruppi, generi sottocategorie, citazioni da libri improbabili, grafici di astronomia e compagnia bella, di tutto parlano fuorchè del contenuto del disco, sono straordinari a raccontare tutto il loro contorto mondo, non rendendosi conto che la puzza di sfiga non la si toglie con quattro cazzate scritte su un blog. Le tipologie A di solito sono dei passatisti mascherati, o meglio cercano di eludere tale debolezza con dei calvari da beatificazione e si costringono a recensire nomi che volentieri manderebbero alla gogna, ogni tanto però cadono nell’oblio e si perdono nei ricordi camminando su semidiametri commemorativi in bilico tra la svagata confessione e la tagliola del bifrontismo.

Tipologia B. Quelli giovani.

Con internet ci sono nati, ci sono cresciuti e con tutta probabilità ci moriranno.

Non conoscono la storia ma chissenefrega, sono figli non dell’officina ma sono figli di una triste rappresentazione trasposta della vita, ci sguazzano.

I Pink Floyd? merda vecchia, Jimi Hendrix? uno che è morto perche si faceva le pere. I Genesis? mamma mia che palle, ma non li hanno mai ascoltati.

Non conoscendo la musica o meglio non conoscendo neanche un po di storia, per loro esiste solo il nuovissimo, il nuovo già non va bene, già puzza di vecchio, tutto bello indie e nuovo, hanno quintali di terabyte di file musicali che non riescono nemmeno ad ascoltare per mancanza di tempo, il credo è: ascolta consuma e dopo un po cancella la cartella per far spazio sull’hard disk.

Le recensioni sono straordinarie, scovano geni ad ogni piè sospinto, indi sempre indie fortissimamente indie, tutto è indie, ogni disco file che ascoltano è più bello di quello precedente, ma come una band fa due dischi di seguito ecco là che immediatamente come fossero morsi dalla tarantola accade il dramma: “la band xxxx è oramai arrivata al capolinea, si è commercializzata, ha fatto il passo più lungo della gamba, ha fatto lo stesso disco del precedente, oramai sono diventati ripetitivi, sono noiosi.

Le Tipologie B spargono consigli su dischi come fossero oracoli, profeti illuminati da una sorta di vanagloriosa beatificazione.

A casa ascoltano mp3 con dei macilenti altoparlantini del PC e con quelli promulgano la loro dottrina nel mondo digitale, non spendono soldi per un qualunque scalcagnato impiantino, però esternano iperbolici convincimenti meravigliando i loro lettori ipod.

Ma d’altronde perchè mai preoccuparsi di chi legge!?!?!? tanto nessuno compra più la musica, se spari cazzate nessuno si lamenta basta un click ed il file sparisce nel cestino, perchè diciamocelo alla fine gli mp3 sono degli ottimi anticoncezionali per la musica con i soldi ci compro il fumo, e per quel che mi riguarda preferisco tornare al mio incubo tanto prima o poi un catetere serve sempre, anche a loro.

pace e bene.

Padre Faster.

3 COMMENTI

  1. ….mamma miaaaaaaaaaaaaa!!! ………………peggio di Woody Allen!!!!!!!! …..però, concedimi di, ……….hahahahahahahhahahhahahahah!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! ;;))

  2. Niente di male….pensa se invece della Poppa ci fosse stato un minchione enorme e invece degli Sugarplum Fairy Sweet jackie ci fosse stato Tiziano Ferro…Edipo a palla….Tornando al contenuto “vero”…appoggio in pieno, e aggiungerei una tipicità di ambedue le categorie: il musicista fallito. Perchè è li che si nasconde la mediocrità del critico (un pò come quelli cinematografici che non conoscono il montaggio intellettuale o le radici del cinema). Ce ne sono milioni in Italia, e siccome non hanno mai avuto gli attributi di “mettersi in gioco”, “rimboccarsi le maniche” e “fare la gavetta”, hanno trovato la scorciatoia (magari perchè “figli di qualcuno”) per vivere di musica in modo “collaterale”. Ma noi, figli di “nessuno”, ce ne sbattiamo e i consigli musicali li prendiamo da chi merita di essere ascoltato, il resto è gossip, carta post-pupù, o più semplicemente “plastica”. Magnamose la “polpa” noi, alla faccia loro e di chi nun glielo dice co a voce de Amanda Lear…Besitos ed escusatio per la lunghezza (ma era particolarmente sentito…). Ciao zi!

  3. scrivo in ritardo, l’ho letta adesso….
    nonostante non sia più giovanissimo e nonostante non sia un giornalista o Dj, ho il mio senso critico e ti apprezzo veramente per quello che hai scritto, delirante e assolutamente inicisivo. Per alcuni anni mio malgrado sono rimasto senza stereo (leggi: amplificatore. Le casse ce l’ho sempre avute…) e mi sono trovato paro paro nello stato che, impietosamente, hai descritto. Non si può pontificare con gli auricolari dell’iPod o gli altoparlanti del pc. Per ASCOLTARE ci vogliono cose serie. Prima di tutto ORECCHIE e CERVELLO ACCESI… poi attrezzature minime che consentano di conferire dignità a chi ha composto ed allora, solo allora trarre le proprie conclusioni.
    Ora le mie casse sono tornate a suonare ed io mi sento di nuovo con l’orecchio allenato e per questo che vengo a scriverti e a spezzare un catetere.
    Pace

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