God Is An Astronaut ed altre novità musicali

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Age of the fifth sun esce il 31 maggio ma già lo si trova in rete, certo non è il miglior modo per fare una recensione, ma una idea più o meno sensata ce la possiamo fare. Non è semplice scrivere un disco all’anno, bisogna essere veramente o dei geni o degli straordinari arrangiatori o meglio ancora tutti e due, e diciamocelo i God Is An Astronaut  non sono nessuno dei due o meglio si barcamenano in una specie di limbo che però li porta a scrivere dei dischi più che dignitosi, il fatto è che quando manca l’idea la musica viene meno lasciando spazio a ripetitività che  col passare del tempo diventano stucchevoli.

Fare musica senza l’uso della voce e senza neanche “assoli” è una delle cose più complesse che esista, già nell’ultimo loro album era evidente la difficoltà che veniva mascherata da qualche buona melodia, in questo album a parte un paio di brani il disco risulta ripetitivo banale, senza una struttura conseguente il che fa emergere delle grosse lacune che si palesano in maniera evidentissima durante tutta l’opera.

Raggiungono a malapena la sufficienza grazie ad “age of the fifth sun marchio di fabbrica dei God Is An Astronaut , per il resto pochi scossoni e molta ripetitività, serve una voce, senza hanno gia fatto più strada del previsto.

Una cosa devono averla capita invece i “Les Discrets” notevole trio di Lione, la voce a loro serve!

Cantato in lingua francese fa balzare sulla sedia, molto aggressivi al limite dello shoegaze, ritmiche che poco hanno a che vedere con la tradizione del genere ma che fanno il loro effetto e sono davvero efficaci, non stiamo parlando certo di capolavoro ma di un disco da prendere in considerazione.

Terribile invece il nuovo album di Jeff beck, Emotione e Commotion non emoziona  e non commuove, Beck è uno dei migliori chitarristi viventi, geniaccio e caposcuola dello strumento, non è, ripeto, non è uno che può scrivere canzoni o arrangiare brani, non lo sa fare, non ci riesce, non è nel suo dna, lui deve inventare note con la sua chitarra e basta, anche perchè la sua storia è nota a tutti, già dagli Yardbirds gli avevano tolto lo spartito da sotto le mani, idem su beck ola e andando avanti fino al terribile guitar shop, per arrivare a questo album di cover arrangiate stile polytoys, batteriacce piazzate come i cavoli a merenda, smielatissimi assolo da orchite prostatica, paddoni indicibili, insomma un disco che non mi piace, non a caso dopo l’ascolto di questo è assolutamente necessario piazzare amused to death di R.Waters e godere dei solo inarrivabili che riesce a tirar fuori.

Ripesco un vecchio disco degli Hammock, album del 2008 direttamente da Nashville, il disco è veramente ispirato, uno splendido affresco minimale e d’atmosfera grandi pad di tastiere dilatate su territori visionari, territori infiniti su cui sognare e volare, disco per momenti di grande relax così come Peregrine, vecchissimo disco (2000) di Tara Jane O’neil splendida cantautrice di Portland, voce appassionata quasi sussurrata molto interessanti gli arrangiamenti che seppure minimi danno davvero una splendida sensazione di tenerezza musicale,

diversa la dinamica della bellissima e bravissima lituana Alina Orlova, “Laukinis suo dingo”, risale ad un paio di anni or sono, sound burlesque e brechtianocanto lirico atmosfere da porto notturno e da locale  malfamato e fumoso, il disco non perde un colpo, da avere.

Altro disco di quest’anno è quello dei Midlake, band texana attiva da una decina di anni, The Courage of Others è la loro quarta fatica non è un gran disco diciamolo subito, anzi il disco è lento e ripetitivo un po neofolk un po non so bene cosa dopo il terzo ascolto diventa soporifero, la voce è cantilenante e noiosissima, le partiture, tutte noiosamente simili non riescono minimamente a stimolare, non un sussulto, uno scatto di reni, nulla di nulla, da evitare!!!

Chiudo con “True love cast out all evil di un grande vecchio quale Roky Erickson accompagnato dagli Okkervil River, disco molto di “maniera” dove i River si dannano l’anima per dare una mano ad una leggenda vivente senza però riuscire appieno nell’arduo ed improbo compito, c’è da dire però che il disco si fa ascoltare, non pesa e non è noioso, buone ballate e la sua voce che grazie a dio rasserena tutto il disco, spettacolare la bellissima goodbye sweet dreams vero punto alto dell’opera!!!!