Deserto Rosso un tuffo negli anni 70

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Con una dolcissima e lieve versione di “Non Mi Rompete” storico brano del B.M.S. inizia “Progresso”  E.P. dei Deserto Rosso.

Il disco è un omaggio al rock progressivo degli anni settanta, sorprende in alcuni casi la scelta accurata, precisa e quasi maniacale delle canzoni, conosciutissimo il brano del Banco ma nascosta e segreta ad esempio la scelta di “Messico Lontano” brano che faceva parte di uno dei più bei dischi di rock dell’epoca e parlo de “Il Grande Gioco” dei romani Albero Motore probabilmente ad omaggiare la scomparsa di due dei componenti della band.

E’ un buon disco e devo dire anche ben ri – arrangiato, si perchè l’operazione è di quelle azzardatissime che solo a pensarci fa tremare i polsi, il rischio dello sconfinamento verso una anonima “sceneggiatura recupero” è estremamente plausibile, sopratutto perchè toccare quel tipo di mondo musicale si rischia di restare annegati in un mare di banalità se non ci si mette passione e sopratutto tanta tanta modestia, ed in verità le cose filano lisce, quasi tutti i brani sono ottimamente arrangiati, anche la bruttissima “Ognuno sa” della Reale Accademia Di Musica viene migliorata, e ce ne vuole perchè è forse uno delle canzoni più risibili di tutta la scena prog dell’epoca (anche se il brano proprio prog non è), invece Deserto Rosso riesce a renderla una delicata moderna ballata d’amore.

Ma la cosa che mi piacerebbe chiedere a chi ha scelto la track list è dove sia andato a scovare i Lydia e gli Hellua Xenium che è stata una oscura formazione di progressive dark che ricordava lontanamente gli Jacula, fecero solo un paio di 45 giri peraltro introvabili, scritti da tale Complex, al secolo Rinaldo Prandoni chitarrista e cantante tra gli altri dei “In Tre Sulla Strada”, il brano dal punto di vista estetico è vicino alle dinamiche dell’originale ma lontano in quanto a spirito oscuro, luttuoso e tetro della band che nel 1973 scrisse questo apocalittico brano. E’ evidente che una scelta del genere avrebbe risentito del momento storico musicale, e riproporre oggi tale periodo non era cosa semplice, difatti si discosta notevolmente e a tratti deborda nell’ovvio, ma non tutte le ciambelle….

“Sera” è un altra cover in questo caso delle Orme, scelte azzeccatissima per la voce di Erika che qui accarezza  e rende ancor più delicato il testo. Molto aggressiva, ci sta tutta e gli viene bene urlare “Casa Mia” vecchio cavallo di battaglia e hit degli Equipe 84.

Il disco si chiude con un brano del 1969 dei New Trolls, “cosa pensiamo dell’amore” un 45 giri bruttino visto che i Trolls venivano da un esordio fulminante quale era “Senza Orario Senza Bandiera” disco scritto dal grandissimo Fabrizio De Andrè, la cover dei Deserto Rosso musicalmente è impeccabile, così come il cantato che qui assume una veste marginale, in quanto la canzone originale è fondamentalmente un brano “strumentale”, ed è la degna conclusione di questo bizzarro e singolare viaggio attraverso i fiumi musicali degli anni settanta.

Track List

  • Non mi Rompete
  • Casa Mia
  • Ognuno Sa
  • Sera
  • Messico Lontano
  • Guai a Voi
  • Cosa pensiamo dell’ amore

 

http://youtu.be/_MpeomDhLEo