Ecco la lista di 20 film di cui si sono dimenticati i diritti; sicuramente ce ne saranno tanti altri come ad esempio la corazzata Potëmkin, sui cui diritti in verità si hanno poche e incerte informazioni.

di Gabriele Niola

The Driller Killer (1979)

Il primo lungo di Abel Ferrara contiene tutto quello che poi il regista farà vedere ma in chiave horror. In uno stranissimo miscuglio si trovano il cattolicesimo ma anche le prospettive dal punto di vista del killer come nei film di Argento dell’epoca. E’ di pubblico dominio perché non è mai stato registrato nel database ufficiale degli stati uniti. Strano ma vero.

La notte dei morti viventi (1968)

E’ forse il film più famoso tra quelli liberi da diritti e lo è questa volta per un errore del distributore che non aveva apposto l’indicazione del copyright sulle copie, cosa che all’epoca era obbligatoria. Romero di fatto inventa il concetto contemporaneo di zombie iniettando concetti più politici e ben poco horror. I morti escono dalle tombe e vogliono e desiderano i vivi che si barricano e sono costretti a fidarsi gli uni degli altri

Da uomo a uomo (1967)

Inventore di molte soluzioni poi abusate è uno degli spaghetti western omaggiati in Kill Bill, ad esempio quando la sposa al vedere i propri carnefici rivive quello che le hanno fatto o da lp unto di vista musicale si ritrova il tema di flutto del personaggio di O-Ren Ishii. A fare il protagonista, in uno slancio di classicismo dell’epoca c’è Franco Nero.

L’ultimo uomo sulla Terra (1964)

La prima versione filmica del romanzo di Matheson “Io sono leggenda” è girata a Roma tra il Villaggio Olimpico e l’EUR ed ha al suo centro, nel ruolo dell’ultimo uomo l’immenso Vincent Price, uno dei più grandi simboli delle origini del miglior cinema dell’orrore. E’ passato al dominio pubblico negli anni ’80 per problemi e casini distributivi che hanno causato ad un certo punto il mancato rinnovo del copyright.

Santa Claus conquers the martians (1964)

Con un titolo così io non so cosa impedisca a questo film di diventare uno dei più grandi classici di sempre. In America è un classico del trash natalizio mandato in onda per anni da canali come Comedy Central durante le feste e utilizzato in mille parodie. Con effetti risibili racconta una storia di bambini di Marte che vogliono avere Babbo Natale e il vero Babbo che va a mettere a posto le cose.

Sciarada (1963)

Un classico del cinema con Cary Grant e Audrey Hepburn, diretto da Stanley Donen (quello di Cantando sotto la pioggia), una commedia giallorosa leggerissima giallo rosa con toni di spionaggio che sono tutto un pretesto per schermaglie amorose. C’è anche l’immenso Walter Matthau. E’ di dominio pubblico per un errore nel compilare la pratica di richiesta copyright.

Terrore alla tredicesima ora (1963)

E’ considerato il primo film di Francis Ford Coppola (scritto e diretto) anche se prima ne aveva fatti un altro paio pieni di nudità. Questo invece appartiene alla factory di Corman, cioè è un horror di serie B a basso budget girato in fretta e furia, roba per farsi le ossa. Si racconta di una famigliola in vacanza presa in una storia di rievocazioni. Sembra una versione seria di Rocky Horror Picture Show.

McLintock! (1963)

Non dovrebbe esistere nemmeno l’idea di aver bisogno di una spiegazione per guardare un western con John Wayne. E’ semplicemente il meglio che vi possa capitare. Questo poi è una strana forma di commedia West, in cui il Duca fa lo scapolone che vive solitario in un ranch e prende una governante attraente. Ci rientreranno ovviamente anche dei malvagi indiani. Finito nel pubblico dominio nel 1991 per mancato rinnovo del copyright.

La vergine di cera (1963)

La leggenda vuole che mentre girava un film, Roger Corman, venne a sapere che la casa di produzione AIP aveva lasciato un set libero, avendo finito le riprese prima del tempo. Decise così di usarlo per farci un film in soli tre giorni con Boris Karloff (uno dei grandi attori dell’horror, noto per essere stato il primo Frankenstein). Completato poi con altre scene girate in contemporanea da Coppola e Jack Nicholson, all’epoca ignoti.

La morte cavalca a Rio Bravo (1961)

E’ il film meno noto in assoluto di Sam Peckinpah, il suo esordio dietro la macchina da presa (solo 6 anni prima di Il mucchio selvaggio), imposto da Maureen O’Hara che vi recitava. Un western tostissimo, che confina con lo spaghetti. Un uomo che ha ucciso per errore un bambino scorta la madre nel viaggio per seppellirlo accanto al padre in una città fantasma, in tutto questo cerca anche di portare a termine una vendetta.

La piccola bottega degli orrori (1960)

Conosciamo tutti il remake degli anni ’80 con Rick Moranis e Steve Martin ma è questo l’originale, girato dal grandissimo Roger Corman con il suo “tuttofare” dell’epoca in un ruolo minore: Jack Nicholson. La storia rimane quella, una commedia amorosa dalle tinte horror.

Il piccolo campo (1959)

Proibito per anni per le sue scene definite “sexy” con fare pruriginosissimo, ebbe alla fine una circolazione limitata e vietato ai minori di 18 anni. Racconta una storia di umidi amori negli stati del sud, tra campagnoli e donne insoddisfatte. Il motivo per cui è ricordato oggi è soprattutto perché diretto da quello che poi è diventato un maestro: Anthony Mann.

Rock, Rock, Rock (1956)

Diventato di pubblico dominio nel 1984 per mancato rinnovo del copyright, questa chicca sembra un musicarello italiano, solo che vanta canzoni di Chuck Bery (che pure è attore assieme a moltissime star del rock’n’roll d’epoca) e nel cast vanta moltissimi attori poi diventati noti con la partecipazione a West side story.

Gangsters in agguato (1954)

Frank Sinatra che fa il gangster, il coefficente di metacinema si dovrebbe commentare da sola. Tuttavia Frank, al di là di tutto, era anche un ottimo attore e questo film di Lewis Allen, tra i suoi meno noti, in cui partecipa ad un complotto per assassinare il presidente degli Stati Uniti d’America al suo passaggio in una piccola cittadina, è una vera chicca.

Il tesoro dell’Africa (1953)

Scritto da Truman Capote (al suo secondo lavoro per il cinema dopo Stazione Termini), diretto da John “il mito” Huston e con Humphrey Bogart, Peter Lorre e Gina Lollobrigida (molti esterni sono stati girati a Ravello in Campania) è una specie di parodia del Mistero del falco (pure quello con Bogart) acutissimo e rarissimo.

Glen or Glenda (1953)

Non si può non aver visto nemmeno un film di Ed Wood! Considerato il peggior regista di sempre, così tanto da essere omaggiato con un omonimo film tutto dedicato a lui dall’amante degli outsider per definizione, Tim Burton, tra i molti ha diretto anche questo è sex-ploitation del 1953 con Bela Lugosi, quando il trash doveva essere ancora inventato.

Papà diventa nonno (1951)

I sequel non sono un’invenzione moderna. Quando Il padre della sposa (poi rifatto da Steve Martin negli anni ’90) uscì al cinema fu un successo tale che se ne fece un seguito sempre con Spencer Tracy. Ad affiancarlo, come nel precedente, Elizabeth Taylor e a dirigere di nuovo l’immenso Vincent Minnelli.

Sua altezza di sposa (1951)

Fred Astaire non lavorava solo con Ginger Rogers, che delle sue molte partner è unicamente la più famosa, e questo musical diretto da Stanley Donen lo vede al fianco di Jane Powell. Per chi non l’avesse mai visto all’opera è l’occasione migliore per capire cosa significa “ballo” al cinema ammirando il più grande ballerino e coreografo che sia mai stato proiettato sul grande schermo.

Il sergente di legno (1950)

Forse sono la coppia comica più di successo di sempre, della valanga di film sulle loro spalle questo è l’unico di pubblico dominio, il terzo che hanno realizzato insieme. Dean Martin e Jerry Lewis hanno seriamente segnato un’epoca, un modo di fare comicità e cinema, qui sono alle prese con una trama tipica. Durante il servizio militare il primo sfrutta il secondo per dedicarsi alle donne.

Vita col padre (1947)

Hollywood ha da sempre attirato talenti da tutto il mondo. Michael Curtiz è uno dei pochi ungheresi ad esserci arrivato e si è distinto per commedie come questa in cui dirige una Elizabeth Taylor quindicenne in uno dei suoi primi ruoli. Curioso poi che sia passato alla storia per un noir, come Casablanca.

La lista dei 20 film liberi da copyright

  • The Driller Killer (1979)
  • La notte dei morti viventi (1968)
  • Da uomo a uomo (1967)
  • L’ultimo uomo sulla Terra (1964)
  • Santa Claus conquers the martians (1964)
  • Sciarada (1963)
  • Terrore alla tredicesima ora (1963)
  • McLintock! (1963)
  • La vergine di cera (1963)
  • La morte cavalca a Rio Bravo (1961)
  • La piccola bottega degli orrori (1960)
  • Il piccolo campo (1959)
  • Rock, Rock, Rock (1956)
  • Gangsters in agguato (1954)
  • Il tesoro dell’Africa (1953)
  • Glen or Glenda (1953)
  • Papà diventa nonno (1951)
  • Sua altezza di sposa (1951)
  • Il sergente di legno (1950)
  • Vita col padre (1947)