Tool Fear Inoculum la NON recensione

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Mi sono sempre chiesto a cosa servisse la recensione di un disco.

Sino a qualche anno fa magari aveva un senso, visto che non esisteva altro modo per avere informazioni, oggi come tutti sapete, i dischi escono prima dell’uscita ufficiale del disco stesso; c’è chi lo fa per convenienza, chi per errore e via dicendo, però il fatto rimane, i dischi escono prima della prima, quindi che senso ha fare una recensione!?!?

Prendiamo il caso dei Tool e di Fear Inoculum. Dunque, i Tool suonarono due brani nei concerti prima dell’estate, in realtà, già a Natale scorso giravano ben tre file di tre brani dell’album, la qualità non era il massimo, però si sentivano.

I file qualità 320 sono invece usciti piratati intorno al 20/25 di luglio.

Alla luce di quanto detto mi chiedo, a che serve la recensione di un disco!?!?

Onanismo da tastiera!?!? megalomania?!!? Speranza di vincere il premio Pulitzer!?!?

Vallo a sapere; in realtà me lo chiedo anche io quando mi impegno (ma senza esito) a scrivere di musica, a che serve!?!? E’ come se chi ascolta i dischi non abbia orecchie e testa per esprimere un proprio giudizio.

Poi ci sono quelli che scrivono bene (ne conosco un paio che hanno davvero una marcia in più), al punto che quando li leggo mi sento meglio, ecco loro, e solo loro dovrebbero scrivere di musica.

Tool – Fear Inoculum 13 anni:

Parte dei brani sarebbero “outtakes” di 10.000 Days!?!?!

Alcuni brani vennero scritta nel 2008 per poi essere ripresi nel 2012, per poi essere ripresi nel 2016/7, per poi essere ripresi nel 2019 da Bob Ludwig (grazie a Dio) che lo ha masterizzato.

Insomma, Fear Inoculum sembrerebbe la storia infinita, sopratutto perché Maynard ha avuto un sacco di cose da fare; a partire dagli A Perfect Circle, ai Pushifer, per arrivare poi alla vigna che gli ha dato non pochi grattacapi.

Il disco suona “vecchio”:

Suona vecchio perché i brani sono stati scritti 10 anni fa!?!? Suona stanco, prolisso perché hanno volutamente dilatato partiture che non avevano necessità di tutto quel respiro.

Molte “frasi musicali” si ripetono in maniera pedissequa e ciclica al punto che riescono a rendere “stanco” anche un buon giro di chitarra e basso.

Fear Inoculum mi piace:

perché la musica non è razionale, la musica è istintiva. Mi piace perché l’architrave di tutto il disco è Danny Carey. Mi piace, perché mi piace QUEL suono, mi piacciono quelle timbriche.

Fear Inoculum è un viaggio fatto a strati, un percorso quasi mistico che attraversa e piega la razionalità stessa, annulla il senso critico in favore delle semplici meravigliose emozioni.

Fear Inoculum non mi piace:

perché dopo un mese di ascolto lo trovo vecchio, lento, inconcludente, presuntuoso.

Non mi piace perché nel disco ci sono pochissimi interventi di Maynard e il progetto ne risente.

Nel disco non c’è nulla di rivoluzionario come invece molti si aspettavano, non c’è nulla che possa far gridare al capolavoro. Nulla che non sia già stato scritto.

I Video:

Mi sono sempre piaciuti gli inquietanti video dei Tool, ecco forse saranno proprio quelli a fornire un alibi a Fear Inoculum.

La tecnologia rispetto a 20 anni fa (Lateralus) ha fatto passi da gigante; emblematica è la formidabile evoluzione artistica di Bjork che si è sviluppata proprio grazie ai video.

Mi aspetto cose mirabolanti, però incrociamo le dita, non si sa mai.

Prince Faster

Discografia essenziale:

1993 – Undertow
1996 – Ænima
2001 – Lateralus
2006 – 10,000 Days
2019 – Fear Inoculum

Ascolta il disco.

Tool Line Up:

Maynard James Keenan – voce
Adam Jones – chitarra, sitar, tastiera
Justin Chancellor – basso
Danny Carey – batteria, tabla, percussioni, campionatore