Novità dal mondo Moog e Arturia l’analogico alla riscossa

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Malgrado l’innovazione del software continui a proporre strumenti virtuali sempre più sbalorditivi in questa fase storica in cui il suono elettronico sta penetrando in ogni genere musicale la sintesi analogica continua a rivestire un ruolo centrale.

la sintesi analogica e i modulari

I sintetizzatori analogici, all’origine della loro commercializzazione negli anni 60, erano tutti fondati su singoli apparati che eseguivano precise generazioni o modifiche del suono; il musicista aveva il compito di decidere quali di questi moduli utilizzare e con quali sinergie, collegandoli attraverso dei cavetti a proprio piacimento.

La complessità, l’ingombro e il costo di questi strumenti fu superato dall’individuazione dei moduli più utilizzati dai musicisti e dal loro “pre-collegamento” in fabbrica al momento dell’assemblaggio della tastiera.

Il Minimoog fu il protagonista di questo salto evolutivo, semplificò l’uso di queste macchine e consentì la loro diffusione, anche grazie alla nascita di innumerevoli cloni, in vari generi musicali.

Solo in anni recenti si è assistito a un ritorno d’interesse attorno alle potenzialità creative del sintetizzatore modulare attraverso i sistemi Eurorack men ingombranti e costosi e in grado di integrare diverse tecnologie.

Gli odierni strumenti a sintesi analogica si incentrano ancora sulle architetture individuate da Don Buchla e da Robert Moog negli anni 60 e la pasta sonora di alcuni del loro strumenti si rivela a distanza di mezzo secolo ancora indispensabile.

Le novità in vista

Il 2018, infatti, inizia con l’annuncio del rilascio in commercio di due strumenti che si profilano interessanti, uno da parte della società francese Arturia, sempre in bilico fra lo sviluppo di soluzioni virtuali e hardware, e l’altro proprio dalla storica casa Moog.

Tu quoque, Brute 2

Arturia presenta la nuova edizione del suo sintetizzatore monofonico della serie “brute”, il Minibrute2.
Il capostipite era stato sviluppato in ben tre versioni, il Microbrute, il Minibrute e successivamente in un pachidermico Matrixbrute.

Una serie di tastiere per tutte le tasche in grado di offrire ad un costo accessibile grandi sonorità e importanti prestazioni di modifica timbrica anche grazie a piccole sezioni semi-modulari.

Il Minibrute 2, mantenendo il caratteristico Filtro Steiner-Parker con il Brute Factor che garantiva una riconoscibile aggressività al sound di questa linea di sintetizzatori, propone una matrice a 48 punti in formato mini-jack 1/8“ compatibili con i sistemi Eurorack che amplia le possibilità, già presenti nei predecessori, sia di definizione creativa del suono che di interfacciamento ai synth modulari.

Il Minibrute 2 è esso stesso un semi-modulare, ovvero, pur essendo le sue sezioni principali già pre-collegate fra di loro è possibile per il musicista intervenire modificando il suono attraverso percorsi personalizzati o interagendo con moduli esterni in formato Eurorack.

E’ uno strumento adatto ai tastieristi che vogliano una postazione flessibile e potente di facile trasportabilità da collegare ad un rack esterno modulare oppure a coloro che intendano avvicinarsi alla sintesi analogica e al mondo modulare con gradualità senza rinunciare alle possibilità che questo potrà offrirgli successivamente.

La madre di tutte le batterie

Ai primi di febbraio sarà disponibile in Italia il nuovo sintetizzatore semi-modulare della Moog , anch’esso compatibile con Eurorack, dedicato ai suoni ritmici e derivante dal precedente synth Mother 32.

I due moduli si presentano simili in dimensioni, look e tecniche di generazione del suono.
Drummer From Another Mother è il nome scelto per questa unità in sintesi analogica di pura qualità Moog che si presenta come un sintetizzatore percussivo dalle notevoli possibilità sonore.

Ancora oggi, nell’apice dello sviluppo della tecnologia del campionamento, il suono analogico riveste per le costruzioni sonore di moltissima musica elettronica un elemento insostituibile e la politica della Moog sembra essere quella di adattare il tipico sound inventato dal padre del sintetizzatore alle necessità del mercato.

Come il Mother 32, il DFAM viene proposto con una patch laterale stavolta a 24 punti in formato Eurorack che permette, come nel caso precedente, sia l’interazione personalizzata fra i moduli che la connessione con altri modulari o con altri gemelli di casa Moog.

Dotato di due oscillatori, un generatore e di un sequencer anche il Drummer From Another Mother può essere usato nello chassis nel quale viene alloggiato nativamente oppure può essere tranquillamente ospitato in un case Eurorack .

DFAM si propone ai musicisti che intendano affiancare al loro parco strumenti una macchina che coniuga innovatività e tradizione, che soddisfi la richiesta di suoni percussivi analogici che altrove viene risolta con la proposizione di riedizioni virtuali. Dalle demo il DFAM non si presenta come una drum machine tradizionale ma come un synth ritmico orientato a generare suoni ritmici inusuali e particolari, plasmati dalla tipica sintesi grassa che caratterizza il suono della casa.

Ambedue i prodotti hanno caratteristiche davvero interessanti mentre li attendiamo alla prova dei fatti ascoltando intanto le demo in circolazione.

Alex “Amptek” Marenga