James Blake il nuovo disco Assume Form la recensione

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Alla fine James Blake una forma ha deciso di assumerla, portando a maturazione un percorso che si intravedeva già dai primi lavori.
Autore di un soul elettronico elegante, James Blake ha incantato a lungo pubblico e critica con le atmosfere sospese e raffinate dei suoi dischi.

Il suo esordio nel 2011 “James Blake” aveva lasciato intendere a una critica troppo entusiastica di trovarsi difronte a un rinnovatore del sound elettronico contemporaneo alimentando un equivoco che probabilmente era chiaro solo agli addetti ai lavori.
La musica elettronica odierna è un universo complesso diviso in innumerevoli generi e che ha il pregio di essere come un iceberg, ne emerge solo la cima, ma la direzione di navigazione la indica il grande mondo sommerso dell’underground.

Ciclicamente la critica, specialmente quella più legata al pop rock, grazie anche ad efficaci campagne di marketing, si affeziona a personaggi ai quali attribuisce dei magici poteri di innovazione e di rinnovamento, ma che sostanzialmente sono solo nuovi prodotti sul mercato.

Un po’ è il percorso di James Blake, un cantautore legato alla black music, a un certo vocalismo alla Aaron Neville,  che utilizza l’elettronica nella strutturazione dei suoi arrangiamenti e che con questo album confluisce definitivamente nell’universo dell’hip hop da classifica, quello più raffinato di Kendrick Lamar col quale ha condiviso il tour per il soundtrack del film “Black Panther: The Album”.

Kendrick Lamar è un autore sofisticato, grande fan del grande Tupac Shakur, è fra coloro che hanno saputo trasformare il rap nel nuovo pop, nella musica di massa imperante ormai globalmente.

L’uso ormai massivo di Autotune da parte di James Blake e la sua aderenza totale alla “forma canzone” di matrice black ne hanno fatto il candidato ideale per entrare nell’universo della nuova musica commerciale, nel trap e nell’hip hop da classifica, che oggi coopta qualsiasi autore possa drenare vendite e like in rete.

“Assume Form” contiene ancora gli ingredienti tipici e già proposti più e più volte del “Blake sound”, le ritmiche minimali e sospese scanditi da suoni essenziali, ma entrano nella tracklist brani di vero hip hop commerciale che portano l’album sul versante del r’n’b e della trap.

“Assume Form”, la title track, è una ballad mediocre in cui spunta un pianoforte neo melodico, “Mile High” è un rap lento, con il tipico groove blakiano, ma sul quale c’è il contributo diMetro Boomin e Travis Scott, che spostano l’asse verso il suono dominante della trap.

Metro Boomin e Moses Sumney sono presenti anche su “Tell Them”, altro brano rap, condito dai suoni sognanti e intimistici di James Blake che canta il ritornello.
“Into the Red” torna alla ballata, con degli archi campionati nell’introduzione, e un tema cantato dalla voce di Blake fastidiosamente pitchata da Autotune.
Con “Barefoot in the Park” il cantautore raggiunge il suo apice “pop”, sempre appoggiato a suoni ritmici leggeri e tipiche del suo sound, l’intervento vocale di Rosalia che canta in spagnolo con l’Autotune, porta ad un passo da “Despacito”.

“Can’t Believe the Way We Flow”, utilizza sempre suoni aerei, il brano è una ballata pop, ma la scrittura tematica è abbastanza scontata lontana anni luce dall’originalità dei primi lavori.
“Are You in Love?” è l’ennesima song ammiccante, sempre su un tempo rarefatto e suoni intimistici. Su “Where’s the Catch?” Blake sfodera la sua cassa dritta moderata, ma il brano, malgrado le vocette autunate trap, si traduce in un buon brano rap, scandito dalla voce Andrè 3000 , uno dei OutKast.

“I’ll Come Too” è un ulteriore ballata, che utilizza in sottofondo un apprezzabile vocalismo femminile morriconiano, che però non salva la scrittura canzonettara. “Power On”, malgrado indichi un’accensione non decolla, e propone l’ennesima canzone, costruita bene dal punto di vista vocale, “Don’t Miss It” è l’ennesima ballata sospesa, che ha come pregio un buon lavoro di detuning sul suono del pianoforte e una interessante momento di ricerca effettistica sulla voce. Su “Lullaby for My Insomniac” si ritrova il Blake più classico, brano notturno e sognante, è forse la traccia costruita meglio sotto il profilo della scrittura e dell’arrangiamento.

Il disco nel complesso presenta delle gravi carenze, i momenti più hip hop tentando di spacciare una versione più “soft” della trap e del rap da classifica, alcuni ballad interamente eseguite da Blake utilizzano una scrittura sbiadita che cerca un melodismo più accessibile ma che ha difficoltà a funzionare anche come pop, le situazioni rimanenti si appoggiano in modo stanco a un modello iper-sfruttato di brano sospeso e rarefatto che ha esaurito il suo pathos, risultando ormai super-sfruttato nelle produzioni discografiche precedenti.

Un disco deludente, già dalla copertina da cantante confidenziale, che sbanda verso la trap e l’hip-hop senza essere mai abbastanza efficace, ma ,sotto il profilo delle vendite, vedremo se, come sempre, il marketing riesce a fare miracoli.

Alex “Amptek” Marenga

Ascolta Assume Form

Assume Form Tracklist:

1.       Assume Form – 4:49

2.       Mile High (feat. Metro Boomin, Travis Scott) – 3:13

3.       Tell Them (feat. Metro Boomin, Moses Sumney) – 3:28

4.       Into the Red – 4:17

5.       Barefoot in the Park (feat. Rosalía) – 3:31

6.       Can’t Believe the Way We Flow – 4:27

7.       Are You in Love? – 3:17

8.       Where’s the Catch? (feat. André 3000) – 4:36

9.       I’ll Come Too – 3:42

10.   Power On – 4:06

11.   Don’t Miss It – 4:59

12.   Lullaby for My Insomniac – 3:43

Discografia essenziale

2011 – James Blake
2013 – Overgrown
2016 – The Colour in Anything
2019 – Assume Form