Il nuovo lavoro dei Future Sound of London rielabora Yage

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Alex Amptek Marenga

Quando nei primi anni ’90 il marchio “Future Sound of London” (anche FSOL) iniziò a circolare era l’epoca in cui i suoni e i ritmi dei nuovi generi di musica elettronica iniziavano ad attirare l’attenzione di masse sempre più consistenti di pubblico.
La matrice ripetitiva e monocorde della Techno e dell’House sembrava essere il nuovo paradigma attorno al quale la “popular music” avrebbe dovuto ridefinire i propri codici.
Il “Suono Futuro di Londra”, evocava un preciso immaginario: la metropoli inglese ancora una volta epicentro delle innovazioni e delle trasformazioni della musica dell’era tecnologica.

Questi nuovi suoni, questi nuovi ritmi sembravano anticipare una rivoluzione che avrebbe ridefinito le forme e le strutture della musica di massa e il duo formato da Garry Cobain e Brian Dougans coglieva questo spirito ponendosi al centro di questo vortice.
La storia passata e futura di Londra

Formatisi nel 1988 il duo di Manchester inizia la propria esperienza nei club e persegue una sinergia fra sperimentazione grafica e musica utilizzando innumerevoli sigle (Stakker, Humanoid, Mental Cube, Yage).
Nel 1992 con “Papua New Guinea” sfornano un e.p. incentrato su un campione dei Dead Can Dance (“Dawn Of The Iconoclast”, ma per stravaganza della sorte il titolo del brano richiama i Cocteau Twins) che per la prima volta è targato “Future Sound of London” seguito dall’album “Accelerator”.

In piena esplosione dell’elettronica in Gran Bretagna in quell’anno vengono contattati da Virgin ed entrano nella macchina produttiva della musica “pop”.
Nel 1993 con un altro naming, “Amorphous Androginous”, che riprenderanno nel decennio successivo, pubblicano “Tales Of Ephidrina”, un disco chiave nello sviluppo lessicale del duo.

Lo stesso anno esce l’e.p. “Cascade”, un brano articolato in sei parti, che gli apre le porte del successo commerciale entrando nella top 30, malgrado la durata di oltre 40 minuti, che definisce un modello estetico che il gruppo metterà in campo a partire da quel momento.
Nel 1994 esce “Lifeforms” che li consacra definitivamente agli occhi di pubblico e critica dove mettono in campo un coacervo di stili che vanno dall’ambient alla techno, passando per electro, trip-hop, psichedelia, dub, musica etnica, soundscapes, breakbeat, colonne sonore e che gli fa raggiungere la top ten della vendita di album del Regno Unito. Un piccolo capolavoro dell’elettronica anni ’90.

Questa fase della crescita musicale dei FSOL definisce i punti cardine del loro stile e di tutte le loro produzioni successive.
L’album si presenta come una “suite”, una successione di brani logicamente conseguenti nello spirito di un mix coerente fatto da un dj ma che automaticamente riporta anche ai lavori del krautrock e del prog psichedelico degli anni 70.
I FSOL riescono a rendere omogenei diversi tipi di materiale sonoro: campioni, suoni elettrici e acustici, sintetizzatori analogici, linee di drum machine, loop di vario tipo, coesistono in un linguaggio coerente.

I riferimenti stilistici sono innumerevoli e coniugano ricerca sonora a cura della composizione melodica, ritmi ipnotici e attenzione alle armonie, il tutto filtrato da una sensibilità lisergica e surreale.
I 19 brani di “Lifeforms” sono un unico grande flusso di suoni e immagini.
Su “Flak” c’è la presenza del fondatore dei King Crimson e guru della “loop music” Robert Fripp, a coronamento di un linguaggio che tende ad inglobare più esperienze musicali all’interno di una nuova chiave di lettura.

Il singolo, l’e.p. “Lifeforms”, è anch’esso una mini-suite e vede la partecipazione della cantante dei Cocteau Twins, Elisabeth Fraser, la cui voce particolare accompagnata all’elettronica caratterizzerà successivamente “This Love” di Craig Armstrong (nel 1997) e “Teardrop” dei Massive Attack (nel 1998, su “Mezzanine”).
Fa seguito il primo “live” in streaming della storia, raccolta di concerti eseguiti tramite rete dati, che si intitola “ISDN”, l’acronimo che indicava la rete ad alta velocità di quel periodo, un altro episodio di integrazione con le innovazioni tecnologiche che gli FSOL colgono prima di altri.

Nel 1996 esce “Dead Cities” che finisce nella TOP 40 britannica dal quale viene estratto il singolo “We Have Explosives” che viene incluso nella colonna sonora di “Mortal Kombat: Annihilation” e nel gioco “Wipeout 2097”, un successo per playstation, insieme a Chemical Brothers, Letfield, Underworld, Prodigy, Daft Punk, Photek e vari autori emergenti di fine anni 90.

Uno dei centri dello sviluppo compositivo sviluppato dal duo è quello di ri-contestualizzazione di frammenti tematici di diversa provenienza in una visione elettronificata, questo avveniva già in “Papua New Guinea” con un’impronta acid-ambient, ma lo ritroviamo sistematicamente in vari altri brani come il singolo “My Kingdom” (che arriva al #13 delle classifiche come e.p.), dove il Vangelis di “Blade Runner” coesiste con il flauto di pan di Ennio Morricone di “C’era una volta in America”.

“Dead Cities” è l’apoteosi “pop” dei FSOL, i loro brani sono delle e vere e proprie song elettroniche strumentali nelle quali si accavallano ritmi spezzati, groove dance, chitarre distorte, suoni surreali, temi etnici ma segna anche la fine del rapporto con Virgin e il ritorno all’underground.

Nel pieno della visibilità che la collaborazione con una major gli consentiva il duo di Manchester si eclissa e scompare centralizzando la propria produzione solo su internet, forse a causa a problemi di salute ma anche perseguendo la totale libertà creativa.
Fanno seguito decide e decine di produzioni distribuite on line sia come Amorphous Androginous, per quelle più legate alla psichedelia, che come FSOL per quelle più ambientali o di recupero di un magazzino enorme di materiali inediti (le prime come serie “Environments” le seconde uscite con il titolo “From Archives” in una serie di volumi).

YAGE 2019

Di “Dead Cities” faceva parte il brano “Yage”, che dopo 23 anni viene recuperato e messo al centro di 11 nuove revisioni e destrutturazioni in un album a tiratura limitata di 42 minuti pubblicato sia in vinile (1000 copie), che in CD e ovviamente in versione liquida “files”.

“Yage” è un nome utilizzato in più occasioni e indica anche uno degli esecutori di alcuni dei brani dell’album compilation “Earthbeat” realizzati fra il 1988 e il 1992 e viene sfruttato anche per “The Woodlands of Old” del 2008.
Su “Yage 2019”, a parte i quattro brani indicati esplicitamente con la title track, si assiste all’ennesimo viaggio ipnotico nel continuum audio-temporale che l’estetica del duo ha imposto fin da “Lifeforms”.

Le rielaborazioni di Yage sono delle destrutturazioni nelle quali il tema campionato etnico greco richiama la versione originale, il resto del materiale è l’ennesimo viaggio sensoriale negli ultramondi elettronici del duo. La musica si sposta dall’ambient reso liquido dagli LFO dei synth di “Floating Into Focus And Then Moving Away” alle ritmiche spezzate di “Purged”.

Come sempre il flusso sonoro trasporta nelle diverse camere acustiche alle quali FSOL hanno strutturato il lavoro che riesce ad essere un ennesimo condensato di stili elettronici, dal breakbeat al trip-hop, dall’etno-ambient all’idm spaziando dai tappeti iridescenti di sintetizzatori alle chitarre ultradistorte, capaci di evocare immaginari sonori diversi.
Amanti della natura lisergica della cultura musicale elettronica come al tempo citavano l’efedrina (Tales of Ephidrina) oggi citano il nuovo rimedio allucinogeno amazzonico della “Ayahuasca”, la droga catartica e sciamanica in gran voga nel mondo anglosassone.

“Yage 2019” non dice sostanzialmente nulla di nuovo ma mette nuovamente in luce uno stile e un approccio alla musica elettronica che negli anni ‘90 aveva divelto nell’immaginario del “pop” le strettoie strutturali della forma canzone da 4 minuti insieme agli Orb, ad Aphex e agli altri pionieri di quel periodo che scalavano le classifiche con brani dalle durate impensabili.

Un’occasione per impadronirsi nuovamente di un patrimonio innovativo e di un contenitore di idee ancora attuali.

Gli FSOL si sono concentrati, inoltre, anche sullo sviluppo di un nuovo sintetizzatore analogico chiamato “FSOL- Digitana SX-1” realizzato in collaborazione con coloro che hanno rilevato il glorioso marchio Synthi, quello che costruiva i mitici synth usati dai Pink Floyd, un ulteriore segno di una vitalità e di una creatività in perenne movimento.

https://www.fsoldigital.com/product/yage-2019/
https://www.fsoldigital.com/product/fsoldigitana-sx-1-analog-synthesizer-deposit/
http://www.synthi.co.uk/sx-1-stand-alone-expander/

VINYL TRACKS:

A1 – Yage 2019
A2 – Floating Into Focus And Then Moving Away
A3 – Purged
A4 – We Flew Together
A5 – Yage (Rhodesia)/Insulin
B1 – Voodoo Doll
B2 – Earth Spirit
B3 – Ayahuasca
B4 – Slowly Stumbled
B5 – The People Of Yage (Humanoid Rebuild)
B6 – Yage Sunset Strip

CD TRACKS:

01 – Yage 2019
02 – Floating Into Focus And Then Moving Away
03 – Purged
04 – We Flew Together
05 – Yage (Rhodesia)/Insulin
06 – Voodoo Doll
07 – Earth Spirit
08 – Ayahuasca
09 – Slowly Stumbled
10 – The People Of Yage (Humanoid Rebuild)
11 – Yage Sunset Strip
12 – A Sensation Of Vagueness
13 – The Images Were Simple And Few