Formal Sppeedwear Punch Card esordio, la recensione
Quando un gruppo esordiente si presenta con una scheda perforata stampata nel titolo, si capisce subito che le intenzioni non sono quelle di comporre canzonette da sottofondo per aperitivi. Punch Card, l’opera prima dei Formal Sppeedwear, si muove proprio lungo quella linea di frattura dove l’automazione industriale incontra la nevrosi della provincia contemporanea. Il trio composto da Beck Clewlow, Charlie Ball e Connor Wells, esordisce nel 2024 con un singolo piuttosto rudimentale e che ricorda vagamente una versione di “Armalite Rifle” dei Gang Of Four, suonata dai Talking Heads sotto acido, ma attenzione, non è un mero esercizio di stile, tutt’altro.
Da quel singolo, a “Punch Card“, ci passano una manciata di singoli ed un E.P., che lanciano la band in un mondo proto distopico post punk/new wave, sembrano marziani atterrati nel bel mezzo della fine degli anni 70. Sebbene “Punch Card“ risenta di tali influenze, la band perfeziona uno stile spontaneo personalizzandolo, decodificandone gli aspetti più schizofrenici.
Dal punto di vista della struttura dei brani, i Formal Sppeedwear Punch Card sembra costruito su un esoscheletro piuttosto fuori schema. I ritmi sono dominati da tempi dispari e continui spostamenti dell’accento principale, richiamando certe soluzioni della scuola di Canterbury? unite alla rigidità della prima musica elettronica europea con buona pace anche degli XTC. La strumentazione affianca le chitarre mai ridondanti, i synth analogici rimandano a frequenze spigolose, creando una griglia timbrica asciutta.
Nelle tracce centrali dell’album, la sezione ritmica è la base dei brani: il basso funge da perno armonico attraverso ostinati che ricordano da vicino il rigore di certe formazioni della scena post-punk di Sheffield di fine anni Settanta. Le chitarre abbandonano i soliti arpeggi per lavorare su una sequenza di accordi dissonanti e micro-variazioni timbriche, lasciando ampi spazi vuoti tra una battuta e l’altra.
La voce si inserisce in questo impianto come un elemento disturbante. Il registro utilizzato evita le escursioni liriche per concentrarsi su una declamazione piatta, quasi marziale, che trae linfa espressiva dalla recitazione distaccata tipica del movimento parlato-cantato anglosassone. In realtà la voce funziona come un ulteriore strumento a percussione, dove le consonanti vengono accentuate per marcare la cadenza della batteria.
I testi affrontano la frammentazione del tempo moderno, la routine lavorativa e l’isolamento causato dagli automatismi quotidiani. Attraverso l’uso di frasi brevi, quasi slegate tra loro, le parole tracciano la mappa mentale di un individuo alienato dalla ripetizione delle proprie mansioni.
Nel disco dei Formal Sppeedwear Punch Card, convivono molteplici direttrici storiche, rielaborate, ma senza mai cadere nella citazione manieristica:
La scena Art-Punk e Post-Wave e l’eredità di gruppi come Wire, Devo e Gang of Four è evidente nella scelta di ritmi spezzati e strutture essenziali. in “Indecent” ad esempio, emerge lo spettro Bowieniano di “Fashion“, con Robert Fripp sotto steroidi; non mancano citazioni dotte di Krautrock, dove l’uso continuo del ritmo riporta il Motorik cadenzato in quattro quarti con piccolissime variazioni di cassa richiama le intuizioni di Neu! e Can.
In tutto questo gimmerish, coesiste anche la parte “malata” del Math Rock e della No Wave: C’è una chiara parentela con le le dissonanze caotiche dei Contortions, le spigolosità dei Don Caballero, dei The Dismemberment Plan fino ai Polvo anni 90.
L’aspetto più interessante dell’opera è la capacità di fondere la freddezza dell’hardware con quella palpabile tensione emotiva sospesa degli Slint. In tutto questo delirio di rimandi, ci troviamo di fronte ad una consapevolezza matura dei mezzi espressivi che rende questa prima prova, un punto di partenza di notevole spessore per il panorama indipendente attuale. L’album dei Formal Sppeedwear Punch Card, è un debutto da ascoltare con attenzione, preferibilmente a volume sostenuto, per cogliere ogni singola sfumatura di questo ingranaggio musicale.
Leggi anche:
Sigh – Goh-Ka recensione, dal Giappone
20 album Progressive moderno 2000/2009
Ascolta Formal Sppeedwear Punch Card in alta qualità Hi-Res 24-Bit 44.1 kHz – Stereo






