Black Origami e il footwork di Jlin recensione

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Sono alcuni anni che Mike Paradinas (ovvero il poliedrico produttore elettronico conosciuto come uZiq) con la sua label Planet Mu Records esplora le nuove declinazioni della musica elettronica afroamericana.

Jlin

Nel 2010 e nel 2011 ha pubblicato due volumi “Bangs & Works Vol.1 e Vol.2  (A Chicago Footwork Compilation)” dedicati ad una nuova tendenza di musica elettronica di matrice dance chiamato “footwork” nata nei sobborghi di Chicago nelle palestre di breakdance e dalla danza di strada.
Basato su movimenti rapidi e acrobatici delle gambe e dei piedi, il “footwork” viene prodotto, a livello musicale, con l’uso di semplici workstation sulle quali sono costruite ritmiche intricate e a tratti asimmetriche con l’ausilio di brevi frammenti di campione.
L’interesse verso il “footwork” è crescente grazie alle ripetute pubblicazioni di Planet Mu ma non ha ancora scatenato interesse di massa in Europa, le sue figurazioni di danza non sono semplici, e quindi è inidoneo al clubbing.
Inoltre, i suoni impiegati nel “footwork” sono poco elaborati e le strutture, al netto delle contorsioni della ritmica, essenziali e scarne, questi elementi non contribuiscono a facilitarne la fruizione al di fuori della pratica della danza.
Su movimenti dilatati di cassa e rullante, a tratti dubbistici, si muovono rapide figurazioni dei più disparati suoni percussivi. Frammenti di campione, spesso molto brevi, o di voce o strumentali sono trattati in modo ritmico e costituiscono spesso la sola ossatura delle composizioni.
La musica di JLin si muove all’interno di questo perimetro. Proveniente da Gary, Indiana, sul Lago Michigan, a sole 20 miglia dai sobborghi di Chicago compare già all’interno di  “Bangs & Works Vol.2” ed ha al suo attivo un album, “Dark Energy”, che vedeva la collaborazione di Holly Herndon e altri due e.p. per Planet Mu Records (ZIQ356).
In questo lavoro, “Black Origami” , Jlin propone materiale nato della collaborazione con il danzatore-performer Avril Stormy Unger, resta quindi fondamentale il rapporto fra la costruzione musicale e il movimento, in un percorso che trasferisce l’interazione con la danza dai sobborghi di Chicago al teatro.
Su “Holy Child” collabora con l’artista minimalista William Basinski che interviene sul decadimento e la manipolazione dei campioni adeguandoli alle disimmetrie del ritmo.

La vocalist sperimentale Holly Herndon è invece presente su “1%” mentre la voce di Fawkes è inserita su “Calcination”. Il rapper sudafricano Dope Saint Jude interviene sul brano “Never Created, Never Destroyed“.

L’album rappresenta un passo importante nell’operazione condotta da Planet Mu, e recentemente anche da Hyperdub, di proposizione del  “footwork” fuori dal perimetro underground di Chicago. ll visionarità della scrittura  di Jlin le permette di sperimentare in varie direzioni e di contaminare il genere con diversi elementi sonori andando a formare un linguaggio sempre più ricco e stimolante.

Tracklist:

  1. Black Origami
  2. Enigma
  3. Kyanite
  4. Holy Child
  5. Nyakinyua Rise
  6. Hatshepsut
  7. Calcination
  8. Carbon 7 (161)
  9. Nandi
  10. 1%
  11. Never Created, Never Destroyed
  12. Challenge (To Be Continued)