Autumn Creatures la recensione dello splendido Funeral Garden

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Autumn creatures - Funeral Garden 2018

E’ molto difficile oggi, dopo tanti anni, trovare qualcosa nella scena post rock che riesca a farmi sobbalzare dalla sedia; è altrettanto difficoltoso che in questo genere si riesca ancora a trovare quell’unicità che talvolta lascia sorpresi.

Ad esempio: non riescono più a sorprendermi i Mogwai, o i seppur eccellenti Tortoise, strepitosi invece, forse perchè riescono a diversificare il modo di scrivere, sono i Godspeed You! Black Emperor, tanto per parlare di formazioni, che hanno dato un contributo determinante a tutto il movimento post rock.

Ecco quindi che pur essendo un grande appassionato, non appena mi si para dinanzi un disco legato a questo mood, storco subito il naso e mi dico, ma che vuoi che sia, oramai è stato scritto tutto, anche le cose più orribili.

Invece poi mi capita di ricredermi, e per fortuna cambiare convinzioni, il che è indubbiamente una cosa che fa un gran piacere.

E’ il caso del disco degli Autumn Creatures, cinque ragazzi di Colorado Springs che hanno esordito con un singolo nel 2013 “The Moment of Death”, seguito a breve distanza dal più completo “Seasons”, fino ad arrivare attraverso un gran bel percorso di crescita, a questo formidabile “Funeral Garden“.

Il disco stilisticamente non ha nulla di diverso dai molti altri album del genere; il fatto è che dietro a degli strumenti poi svetta la creatività, la scelta dei suoni, degli arrangiamenti, delle timbriche, dei contrappunti, per cui ecco che “Funeral Garden” assume un concetto narrativo che oggi è davvero raro ascoltare.

L’album si inerpica tra visionarie montagne dai viottoli erratici, i quali vengono imprigionati da una dottrina quasi metafisica, il che ci riporta in un contesto dai contorni oscuri e dalla geometrie semi circolari, ove il tutto si plasma quasi ventriloquo, in un forma/assetto che sprigiona allucinazioni omeomerie, per cui ci si imbatte in un castello che si auto distrugge e si auto costruisce a “loop!”.

Interessante la scelta, per la verità non nuova, di inserire nel progetto un quartetto d’archi che riesce a fare da ramo d’ulivo, alle forsennate cavalcate di chitarra che corrono lungo tutto il prezioso disco.

La voce narrante è un altra arma che rende la produzione tutta, una errabonda quanto neghittosa contraddizione panteista.

Non posso che congratularmi con gli Autumn Creatures, per avermi fatto passare un pomeriggio in compagnia di un grande album.

Prince Faster

Track List:

1.Absent Voice
2.Grove
3.Death In Silent Places
4.Mourn / Suffer
5.Carrier Wave
6.Meadow
7.Funeral Garden

Line Up:

Will Gress- Keys
Alex Merrill – Guitar
Josh Austin – Bass
Jessie Richardson – Guitar
Earl Standerford – Drums

String Quartet

Haley Grace Palten – Viola
Andrew Ferguson – Cello
Meghan Packard – Violin
Caitlin Randall – Violin