Afterhours live all’Atlantico 24 marzo 2017 il report

Grande ritorno degli Afterhours a Roma per il tour di Folfiri o Folfox all'Atlantico Live.

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La controversa apparizione di Manuel Agnelli ad X-Factor 2016 sembra aver avuto i suoi effetti.Il carismatico cantante degli Afterhours è riuscito ad attrarre nuove schiere di pubblico verso la musica di un gruppo che continua a rimanere una delle maggiori esperienze di alternative rock nazionale senza concessioni commerciali.

Il concerto all’Atlantico del 24 marzo a Roma, parte del tour di 12 date per l’album “Folfiri o Folfox“ ha mostrato una location super piena con i bagarini intenti a rivendere i biglietti a prezzi raddoppiati nel parcheggio.

Andrea Biagioni

L’apertura della serata è affidata ad Andrea Biagioni, uno dei concorrenti associati a Manuel nel talent di Sky, e ha rappresentato un concreto collegamento con le avventure xfactoriane.

Abile chitarrista e cantante dotato di una buona vocalità, ma ancora lontano dall’avere la maturità e la personalità necessaria a reggere minimamente il confronto con il suo mentore, Biagioni ha intrattenuto il pubblico con alcune cover , alcune delle quali appartenenti al suo repertorio televisivo (come “Hallelujah” di Leonard Cohen), e lo sbiadito “Il Mare dentro” l’original presentato a X-Factor.

Afterhours live

La prima parte del concerto degli Afterhours si apre con alcuni brani di “Folfiri o Folfox“, parte con “Né pani né pesci” con il riff scandito con il suono brillante della Telecaster di Manuel Agnelli.

“Qualche tipo di grandezza”, “Oggi “, “Il mio popolo si fa” fanno emergere dal suono compatto delle tre chitarre la personalità eclettica e originale di Xabier Iriondo alle prese con la sua bizzarra chitarra dalla tastiera inclinata, per permettergli l’uso dello slide anche in piedi, e con la simil “Gibson Flying” della Nude Guitars di cui è divenuto endorser.

Piccole Iene

Ballata per la mia piccola iena” riporta ai classici degli Afterhours e ad uno dei loro dischi emblematici seguita dalla linea di chitarra quasi velvettiana de “La sottile linea bianca” che trasporta nel cerimoniale noise di “San Miguel” in cui Iriondo utilizza una chitarra preparata come lancinante percussione rumorista, il momento più sperimentale dell’esibizione.

“Musa di Nessuno” dirotta nuovamente verso il passato recente di “I milanesi ammazzano il sabato” che intervalla i brani da “Folfiri o Folfox“: il bolero di “Non voglio ritrovare il tuo nome”, il brano forse più pop del lavoro , la dedica alla tragedia personale di “Ti cambia il sapore” seguita dal punk impazzito di “Cetuximab” e dalla ballata disperata di “Grande”.

E’ “Costruire per distruggere” a riportare alle dilaniate atmosfere di “Padania” seguita dalla distorsione generata dai fuzz al germanio delle chitarre su “La tempesta è in arrivo”.

La ballad accompagnata dalla chitarra acustica di “Noi non faremo niente” ritorna sulle atmosfere di “Folfiri o Folfox“ seguito da “Se io fossi il giudice” e dal noise delle chitarre lancinanti della title track.

C’è poi la frenesia di “Fra I Non Viventi Vivremo Noi” e la rilassata ballad intimista “L’odore della giacca di mio padre” che vede al piano elettrico Manuel.

I Classici

I grandi classici trasportano l’entusiasmo dei vecchi fans, l’hard rock trascinante di “Male di miele” dalla pietra miliare “Hai Paura del Buio?”, Manuel sventola impavidamente il microfono come sempre su “La verità che ricordavo” dallo storico “Non è per sempre”.

Roberto Dell’Era si destreggia col falsetto su “Tutti gli uomini del presidente” (dallo scerbanenchiano “I milanesi ammazzano il sabato”).

I Bis

Continua la carrellata dei bis pieni di classici con “Bye Bye Bombay” (da “Quello che con c’è”), con il supporto corale del pubblico, e una grinta maggiore di quella della versione studio.

La solenne armonia dissonante dello strumentale per archi “Ophryx” (sempre da “Folfiri o Folfox“) porta al paesaggio desolato e nostalgico di “Padania”.

Tornano i classici con “La Vedova Bianca” e il valzer rilassato di “Ci sono molti modi”, uno dei grandi brani del gruppo milanese, che vede nuovamente Manuel impegnato al pianoforte (da “Ballate per piccole iene”).

Ultimo Bis

Ultimo ritorno sul palco insieme ad Andrea Biagioni per una riuscita cover acustica del boss “State Trooper” e la chiusura del concerto è affidata ad un brano che Manuel non riesce, a suo dire, mai a presentare decentemente, e che rappresenta un altro dei grandi pezzi degli Afterhours: “Quello che non c’è”.

Un concerto lungo, praticamente ininterrotto, se non da un paio di interventi di Manuel. Risaltano in modo decisivo le presenze di Xabier Iriondo e di Rodrigo D’Erasmo.

Il primo, con una variegata serie di interventi sonori che spaziano fra le diverse declinazioni possibili della chitarra elettrica, mentre il secondo con un violinismo in bilico fra le dissonanze di John Cale (nei Velvet Underground) e l’oscurità di David Cross (nei King Crimson).

L’impasto delle chitarre crea quella barriera di distorsione che sorregge i momenti più duri e trascinanti e indubbiamente il centro di questo movimento sonoro resta indiscutibilmente concentrato sulla figura carismatica di Manuel Agnelli.

Alex Marenga

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